L’Europa ha sbagliato tutto e le banche sono in trappola

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1456004673-bceL’eccesso di regole ha bloccato i prestiti e alimentato lo spettro delle ricapitalizzazioni. E a guadagnarci sono gli hedge fund

Perché grandi fondi hedge stanno corti (vendono anche azioni che non hanno) su titoli bancari italiani come Monte dei Paschi di Siena e Carige? Vi raccontiamo ciò che ci ha spiegato un operatore molto informato.

E vedrete che non è affatto scontato e riguarda anche i vostri quattrini. Perché i risparmiatori del Texas scommettono contro banchette per loro lontanissime e sconosciute. In finanza vendere senza avere titoli, come comprare azioni, è pur sempre una scommessa: certo la prima è al ribasso. Ma è pur sempre una scommessa, che dunque presuppone una certa conoscenza della materia che si tratta. In realtà questi hedge vendono le banche italiane, non tanto per una approfondita conoscenza delle loro supposte difficoltà, ma soprattutto perché scommettono contro l’iperegolamentazione europea, che gli hedge, sanno bene, ci distruggerà.Primo elemento: in un mondo pieno di liquidità, i mercati borsistici ne sono sprovvisti. Ciò che vogliamo dire è che il saliscendi dei mercati è anche dovuto al fatto che le Borse sono piuttosto sottili: generano pochi scambi e volumi. Oggi investire o disinvestire massicciamente su un titolo di Borsa, provoca delle oscillazioni che nel passato ci sognavamo. Più un mercato è sottile, con pochi investitori danarosi impegnati, è più è possibile manovrarlo a piacimento. Chi oggi specula, sa che ogni suo intervento avrà sulle quotazioni riflessi amplificati. Ormai gli operatori di Borsa europea ogni mattina fanno come quei calciatori un po’ retrò che prima di entrare in campo toccano terra e si fanno il segno della croce: che Dio ce la mandi buona anche oggi. Le Borse si muovono come delle altalene, si agitano ad ogni minimo spunto.Ma c’è un secondo elemento, il più importante su cui si alimenta la grande scommessa. Ve la facciamo semplice. Come tutte le speculazioni che si rispettano quella in cui siamo immersi è banale.

Utilizza strumenti sofisticati, contemporanei, ma è figlia del buon senso. Ebbene, le banche sono l’anello debole dell’economia. Non state a guardare troppo i numeri e i ratio. Ragioniamo semplice. Le regole europee sono talmente stupide che per evitare una prossima crisi finanziaria, ne stanno alimentando una di tipo nuovo. Pretendono dal sistema creditizio sempre più patrimonio. Le regole hanno superato il limite della sopportabilità. Anche un bambino sa che gli istituti creditizi dovranno ricapitalizzare per far fronte ai nuovi criteri imposti dai regolatori europei. Gli hedge scommettono esattamente su questa eventualità: e cioè sulla depressione borsistica che potrà nascere da un massiccio e generalizzato aumento di capitale da parte di un gran numero di istituti europei. La scommessa è facile. Qualcuno di voi potrebbe però obiettare (i vertici di Unicredit e Deutsche Bank, solo per citare due casi, continuano a negare qualsiasi aumento di capitale) che nessuno ha intenzione di farsi ammazzare (borsisticamente) da una ripatrimonializzazione. Perfetto. Per i fondi speculativi, va bene anche così.

quattrini ad imprese e famiglie. Geniale. La trappola è tesa. Se le banche europee ricapitalizzano perdono terreno in Borsa, se non lo fanno portano l’economia in stagnazione e i riflessi arriveranno anche in banca. Bisognerebbe stringere la mano a quei geni che a Francoforte, Bruxelles e Basilea hanno cospirato, involontariamente e ciò è anche peggio, per avvelenare lo stagno in cui vive l’impresa e la ripresa europea. Come sempre il fine sembra buono: evitare una nuova crisi. Ma come spesso avviene per coloro che si inventano regole, senza aver passato un giorno in uno sportello bancario, si rischia di provocare un danno micidiale. Mario Draghi ha generato una liquidità in eccesso pari a 660 miliardi. Un numero da brivido, che avrebbe dovuto stimolare prestiti, una certa ripresa dell’economia e un filo in più di inflazione. Ma il sistema resta bloccato, e la liquidità è parcheggiata: la cinghia di trasmissione che dovrebbe farla passare dal sistema bancario alle imprese e alle famiglie è paralizzata. Non basta avere il sangue per donarlo, ma sono necessari tanti di quei controlli, esami, e certificati che il donatore se lo tiene e i pazienti crepano. «Non volevamo che il paziente si prendesse qualche brutta infezione dicono i medici premurosi a Bruxelles» e nel frattempo il loro assistito muore dissanguato.

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