Pensioni, tira e molla tra Inps e Parlamento Boeri vuole riforma e flessibilità in uscita

loading...

pensionati-701x439

Ancora tira e molla sulle pensioni. Da un lato l’auspicio del presidente dell’Inps, Tito Boeri, che vorrebbe sulle pensioni “un intervento organico e strutturale”, dall’altra l’annoso problema delle coperture. Se da un lato il Parlamento spinge per la flessibilità, dall’altro di deve valutare, attentamente, l’impatto sui conti dello Stato di un esodo verso la pensione di circa 2 milioni di lavoratori che, approfittando della maggiore libertà in uscita, potrebbero abbandonare i propri impieghi prima dell’età prevista rinunciando solo a parte del proprio assegno.

Proprio contro questa insicurezza si è scagliato il numero uno dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale che, a Napoli, intervenendo alla presentazione del bilancio sociale della Campania, ribadisce che “sulle pensioni bisogna intervenire non con lo stillicidio di misure parziali”.

“Ci vorrebbe davvero un’ultima riforma delle pensioni per poi non dovere più intervenire in seguito – ha spiegato il numero uno dell’Inps Tito Boeri, aggiungendo – preferisco non esprimermi sulla legge di stabilità fino a quando non ci sarà un testo, ormai mancano pochi giorni quindi aspettiamo di vedere cosa emergerà. È chiaro – ha concluso Boeri – che ci sono dei vincoli molto stringenti. Io mi auguro che ci sia uno spazio per fare un intervento serio in materia pensionistica”.

Intanto Mario Baldassarri, economista ed ex viceministro dell’Economia di un Esecutivo di centrodestra, oggi animatore del centro studi Economia reale – dalle pagine del Corriere della sera – lancia la provocazione  sui cosiddetti pensionati-baby.

“Chi avesse cominciato a riscuotere un assegno di mille euro a quarant’anni di età con 17 anni di contributi versati e altri 45 di aspettativa di vita sarebbe stato omaggiato dallo Stato e dagli altri lavoratori con ben 442.800 euro”. Così l’ex ministro rilancia la questione “denunciando” che non si tratta nemmeno del caso più estremo. Questo tipo di pensioni sono state eliminate più di vent’anni fa, ma di situazioni simili – afferma Baldassarri – ne esistono diverse centinaia di migliaia.

“Ad oggi – afferma l’economista, sottolineando che dalla riforma Dini che ha introdotto il metodo di calcolo contributivo sono passati esattamente vent’anni – oltre il 90% delle pensioni è basato su retribuzioni percepite e meno del 10 % è calcolato sulla base dei contribuiti versati”.  Ed esistono studi che dimostrano come ancora nel 2050, il 40% degli assegni previdenziali sarà erogato prevalentemente con il metodo retributivo.

http://www.italiaora.net/

 

Potrebbero interessarti anche...

loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *