Germania: “Prendetevi i migranti espulsi o chiudiamo le ambasciate”

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17 Stati si rifiutano di riprendere i clandestini espulsi dal governo della Merkel. Che minaccia di interrompere le relazioni diplomatiche con loro. Ma la soluzione della diatriba e della crisi migratoria è ancora molto lontana

Il numero di migranti in arrivo in Germania è in continua crescita. Con esso anche il numero delle loro espulsioni.

A seguito dei problemi di ordine pubblico legati ai flussi migratori, alle difficoltà nella loro gestione e alle polemiche divampanti nell’opinione pubblica le politiche di Angela Merkel stanno progressivamente mutando. Non più accoglienza totale e indiscriminata, ma incentivo ai “rimpatri volontari” e espulsioni di chi non ha i requisiti per rimanere nel Paese. Il numero di chi torna nella propria terra d’origine è ancora nettamente inferiore rispetto a chi arriva – nel 2015 sono stati rimpatriate 20914 persone delle circa 200mila che ne sono state dichiarate idonee – e la volontà del governo di Berlinoè quella di procedere più celermente ai rimpatri. Incontrando però diversi problemi.

Il primo di questi è la reazione di alcuni Stati che dovrebbero riprendersi i propri cittadini. A mobilitarsi fortemente contro questo nuovo corso, infatti, sono gli Stati meta della remigrazione, cioè di coloro che dovrebbero riprendersi le persone espulse. Si tratta di diversi Paesi asiatici e africani: Egitto, Algeria, Marocco, Etiopia, Benin, Burkina Faso, Ghana, Guinea, Guinea Bissau, Mali, Niger, Nigeria, Tunisia, Bangladesh, India, Libano e Pakistan. I governi di questi Paesi sono stati definiti “problematici” da parte della Cancelleria tedesca, che ha provveduto a inviar loro una lettera di sollecito e rimprovero.

Questa lettera ha come obiettivo quella di far presente ai vari governi destinatari delle difficoltà che la Germania sta incontrando in materia migratoria e chiede una cooperazione reciproca per risolvere il problema. L’auspicio è di far loro accettare il rimpatrio dei propri cittadini, per sviluppare un’azione congiunta per ridurre la portata dei flussi migratori.

La missione, però, non risulta essere facile. Anzi. Si tratta di Paesi, infatti, che da anni creano problemi alla diplomazia tedesca, come riportato da Die Welt. La linea del governo tedesco è molto distante dalle posizioni di molti di questi Paesi, in particolare quelli Nordafricani. Nel 2014, per esempio, i governi di questi Paesi accettarono il rimpatri di sole tre persone su un totale di 580 decreti di espulsione emessi da Berlino. Per questo il Ministero degli Esteri tedesco non esclude di usare la minaccia della chiusura delle relazioni diplomatiche con alcuni di questi Paesi. Un’idea, questa, che è con tutta probabilità solo una minaccia irrealizzabile, volta a portare le controparti ad avvicinarsi alle proprie posizioni. Ma che mostra come le tensioni siano ancora lontane dall’essere risolte.

 

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