Felipe Anderson, la Lazio ha bisogno di te

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felipe.anderson.lazio.2015.20161.356x237Vive di alti e bassi, la benedizione di Tare: piacere, il solito Felipe, un po’ spento, un po’ spero, un po’ quaresimale. È andato a segno un mese fa, contro la Fiorentina, Felipe Anderson, ad inizio gennaio. Prima, un’ecatombe di non-gol, due mesi senza reti. Non è che debba risolvere il problema annuale del centravanti mancante, per carità, ma qualcosina di più l’avrebbe potuto fare. Se ne è convinto perfino Pioli, che gli ha spesso preferito Keita. Quella contro il Genoa è l’unica partita in cui è sceso in campo per 90’ interi (senza grosse glorie, ad onor del vero di certo non aiutato dal campo, ai limiti dell’impraticabile). La sua ultima novantina in campionato risale al derby d’andata, l’8 novembre, patente tangibile di un momento no. Ma inizia la quaresima: giovedì prossimo, Europa League, contro il Galatasaray, magari si concluderà la sua, di quaresima, quaranta giorni nel deserto senza gol.

PATERNITÀ’  – Il direttore sportivo Igli Tare lo ha fortissimamente voluto, corteggiato, al netto di un trasferimento saltato è ripiombato su di lui, gli ha fatto scudo dalle critiche ricevute, soprattutto il primo anno, lo ha coccolato nella scorsa stagione, quando i suoi strappi e i suoi gol hanno spianata la strada alla rifondazione Piolista. Peccato che poi, al secondo anno del mister dell’Inno cantato tutti insieme, il tutti insieme sia svanito, e con il tutti insieme sia svaporato anche l’estro e la vena del meraviglioso brasiliano. Che non meraviglia più, come sottolinea lo stesso Tare: “ormai lo conoscono”. Si diceva lo stesso di un altro talentuosissimo, Mauro Zarate, e a Formello si ricordano tutti come è finita, con la cenere sul capo.

 

MATERNITÀ’ – Molto attaccato alla famiglia, il brasiliano ha portato di recente in campo nipotina e sorellina, sul prato dell’Olimpico: non sorprende che, nella più che lodevolissima iniziativa “Lazio nelle scuole”, si sia trovato più che a suo agio, con Gentiletti e Milinkovic, di fronte alle domande dei bambini. Sacralizzando, lui che di sacro se ne intende, di nuovo la sua unione con la Lazio: “Alla Lazio sto bene”. Di recente ha accompagnato Mauricio dal tatuatore, in zona Trastevere, ed un tifoso lo ha quasi implorato: “Tatuati la Lazio” . Sembrano lontanissime e fuori tempo le sirene inglesi, forse il tatuaggio Lazio non è ancora così scolorito. Sulla neve di Ovindoli passa molti weekend, come certifica la sua frenetica attività social: i tifosi biancocelesti implorano un altro Felipe, quello dello scorso anno, magari affiancato dal suo amico Keita, senza ballottaggio tra i due, magari tutti e due insieme, approfittando dell’attuale vacanza di un vero e proprio bomber al centro dell’attacco. Lui sorride in foto, con Gentiletti e Neymar, Robinho e De Vrji, la famiglia e un ritratto di Gesù, tutto intorno le temperature sotto-zero della classifica biancoceleste. Servirebbe una magia spazzaneve, per intiepidire la classifica della Lazio. Oppure semplicemente presentarsi di nuovo, piacere, l’insolito Felipe, perché gli avversari, all’ennesimo dribbling, si accorgano di non conoscerlo affatto. Servirebbe un gol, spezza-Quaresima, che allenti una stagione penitenziale. Servirebbe l’insolito Felipe.

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