Per l’Inps era morta dal 1992: “Errore, ma niente soldi”

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L’istituto previdenziale, pur ammettendo l’errore, dichiara che la donna, disabile al 70%, non ha più bisogno della pensione d’invalidità

Per l’Inps era morta dal primo ottobre 1992. Da quell’anno Monica Chiari, invalida civile al 70% e residente a Quintano di Castelli Calepio, in provincia di Bergamo, non riceve più la pensione d’invalidità.

“È chiaro ed evidente che l’errore c’è stato – conferma Angelo D’Ambrosio, il direttore provinciale dell’Inps, all’Eco di Bergamo -, si è trattato di un mero errore materiale” che ma la sostanza non cambia perché “dalla visita sanitaria triennale obbligatoria, che conferma o rivede le condizioni per l’assegnazione del beneficio, 24 anni fa era risultato che Chiari non aveva più i requisiti per ottenerla, quindi è stata sospesa e non c’è dunque stato il danno economico che la signora lamenterebbe”.

 

La donna che ha 46 anni, però, non solo “certifica” di essere ancora viva ma anche di avere la stessa cardiomiopatia dilatativa che le era stata riscontrata nel 1989 e che le aveva dato diritto alla pensione.

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