Ora si sveglia anche Nardella: ‘Case popolari? Basta stranieri’

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La ricetta di Dario Nardella, sindaco di Firenze, contro le “nuove banlieue”: “Aumentare a 10 anni limite per accedere agli alloggi”

C’è arrivato anche Dario Nardella. Dopo che la sinistra ha attaccato il sindaco leghista di Cascina per aver ordito un cavillo burocratico che consegna le “case prima agli italiani”, ora il sindaco di Firenze e renziano di ferro ammette: “Troppi stranieri nelle case popolari”.

“I criteri di assegnazione delle case popolari agli immigrati – ha detto Nardella al Corriere – devono essere rivisti perché in alcuni quartieri periferici si rischia di creare ghetti, con un terzo di italiani e due terzi di extracomunitari“. Una evidenza da tempo nota a molti, ma che la sinistra ha sempre fattto finta di non vedere. Per fare un esempio, solo alcuni mesi fa il Pd di Bologna ha votato contro un ordine del giorno che avrebbe realizzato ciò che ora annuncia il sindaco di Firenze. Chiamala, se vuoi, coerenza.

Dario Nardella teme che anche in Italia possa arrivare quell’ “effetto banlieue” che ha infiammato la Francia e il Belgio. Certo, non dice “prima gli italiani e poi gli stranieri” perché “questo è il linguaggio della Lega Nord“. Ma la sostanza sembra proprio quella. “Io parlo di buona integrazione e cattiva integrazione, una questione importante per la sinistra. Il modello francese delle banlieue è fallito. Non metto in discussione l’accesso alle tutele sociali degli stranieri, ma la specificità del servizio, in questo caso quello delle case popolari nelle periferie”. E quindi secondo Nardella bisognerebbe “aumentare a 10 anni il periodo minimo di residenza per entrare nelle graduatorie” delle case popolari. “L’attuale legge regionale – spiega il sindaco Pd – è molto buona e prevede un limite di cinque anni. Adesso però è arrivato il momento di aumentare questo limite se si vuole creare una vera integrazione ed evitare alte concentrazioni di stranieri in alcuni quartieri. Con il rischio, appunto, di far nascere ghetti”.

Pugno duro anche per contro i rom. “Chi non manda a scuola i figli – spiega il renziano – e magari li sfrutta trasformandoli in mendicanti, deve essere sanzionato. Io propongo che gli sia tolto il diritto alla casa popolare. Questo a prescindere dall’etnia, anche se so perfettamente che questi casi sono più frequenti nelle famiglie rom. I minori, ovviamente, dovranno essere tutelati dal servizio sociale. Ho chiesto ai miei uffici di studiare il problema”. Chissà se domani Nardella si sveglierà intonando “Va pensiero”.

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