“Chi vuole lavorare va all’estero. Restano solo i laureati disoccupati”

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Flavio Briatore risponde da una terrazza di Dubai, dove sta aprendo dei nuovi ristoranti del suo impero Billionaire. E anche lì, il 90 per cento del personale viene dall’Italia.

«Ci sono tanti giovani italiani che hanno voglia di lavorare, ma vanno tutti all’estero e poi non tornano più. E in Italia restano quelli che si lamentano, che non sanno le lingue e non hanno voglia di farsi il mazzo».

Insomma Briatore, se i giovani italiani rimangono dei bamboccioni a carico di mamma e papà fino a 40 anni, un po’ è anche colpa loro.

«Il problema è sempre uno: che i ragazzi in Italia vogliono assolutamente fare l’università, assolutamente laurearsi, e vogliono assolutamente essere disoccupati. Questo è quello che vogliono essere, dei disoccupati con la laurea, invece di essere occupati facendo dei lavori manuali».

Sconsiglia di studiare.

«Io non dico che i giovani non devono studiare, dico però che se uno inizia a fare l’idraulico a 18 anni, magari dopo 10 anni può avere 40 negozi. Può diventare ricco, partendo anche da zero. Cercare dei lavori dove pensano che ci sia una nicchia di sviluppo, il falegname, il cameriere, il cuoco, l’idraulico, tutto quello che è manuale rende molti soldi perché nessuno lo vuole fare. Però capisco che la parola ricco in Italia non si può usare perché sembra quasi una parolaccia».

Lei ha detto che dovrebbero fare i camerieri invece vogliono tutti fare gli avvocati.

«Solo a Milano ci sono 7mila avvocati, come in tutta la Francia. Perché è considerato un lavoro figo mentre il cameriere no. Poi però vai a vedere quanto guadagna un giovane avvocato e vedi che prende una miseria. Ci sono dei camerieri che guadagnano molto più di commercialisti e avvocati, 5mila o 6mila euro netti al mese. Noi abbiamo uno stipendio minimo per i camerieri, sia a Dubai che a Montecarlo, che è più di 2mila euro netti e spesso gli paghiamo anche la casa. Poi tenga conto che con le mance lo stipendio arriva anche al doppio. Un cuoco poi siamo sui 3mila, anche di più. Uno chef campione nel suo lavoro può arrivare a 350mila euro l’anno. Ma ci vuole l’olio di gomito, bisogna farsi il culo, il successo è fatto anche di fatica».

E far rivalutare i lavori manuali.

«Prenda il cuoco. Una volta quale era l’immagine del cuoco? Un tizio sudato, ubriaco, che sta chiuso in cucina tutta la sera. Poi sono arrivati i vari Masterchef e adesso i cuochi sono tutti fighi e biondi. Bisogna guardare ai mestieri con meno snobismo. E poi guardi, servono degli esempi, la gente ha bisogno di esempi positivi».

E in Italia quali trovano?

«Trovano persone che hanno raggiunto posizioni importanti ma che non se le meritano. Vedono che un parlamentare, quando le Iene gli fanno delle domande di cultura elementare, non sa niente. Gli chiedono cos’è la Consob e non sa bene se è una trattoria o una rosticceria. Gente che guadagna 16mila euro al mese. I politici dovrebbero essere molti meno e guadagnare anche di più ma essere preparati. Invece non c’è meritocrazia in Italia. Basta guardare le ultime nomine».

Quelle nelle società pubbliche intende?

«Certo, chi ha fatto bene alle Poste è stato allontanato, chi ha fatto male nelle banche è stato premiato. Consideri che chi è andato a Finmeccanica adesso, nel 2009 aveva fatto vietare il credito alle aziende di armamenti. E l’hanno messo a Finmeccanica. Ma non faccio nomi».

Un sospetto ce l’abbiamo.

«È chiaro che il messaggio che dai è che uno va avanti per le conoscenze che ha, per la politica. E allora capisco che passi la voglia di fare sacrifici se vedi che in Italia non esiste meritocrazia».

Qualcuno propone di tassare le pensioni più alte per finanziare le politiche giovanili.

«Una stupidaggine, in Italia si fa sempre la caccia alle streghe. Se la coperta è corta non risolvi niente a tagliarne un pezzo a qualcuno. Noi abbiamo 10 milioni di persone sull’orlo della povertà, ogni giorno chiudono 300 aziende. Invece di togliere qualcosa a quelli che prendono pensioni alte, che poi in percentuale sono molto pochi, abbassate il costo del lavoro così magari create nuovi posti di lavoro. Nessuno è riuscito a farlo in vent’anni»

Lei è stato un sostenitore di Matteo Renzi all’inizio. Pentito?

«Lui ha cercato di muovere le cose, ma per cambiare ci vuole un gruppo, non basta una persona. Anche Berlusconi prima ci aveva provato, il problema è che il nostro è un sistema difficile da cambiare, l’Italia è un Paese dove ci sono tante idee che però non diventano mai realtà».

Fonte: qui

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