“CARO MATTEO NON TI REGGO PIÙ”; COSÌ ANCHE VELARDI SCARICA RENZI

loading...

 

“Matteo, non ti reggo più!”. Inizia con queste parole, a meno di 24 ore dalla chiusura della direzione Pd la lunga lettera pubblica di Claudio Velardi a Matteo Renzi. Parole dure, critica incalzante, un giudizio impietoso sui contenuti e sullo stile comunicativo del leader democratico.
Sembrerebbe di sentire un’altro dei tanti “gufi” che remano contro il segretario Pd. Uno di quelli che, fiutate le difficoltà e l’isolamento del capo, si affrettano a saltare giù dal carro dopo averne condiviso la gloria e le fortune.*

Invece no, Velardi-che oggi insegna lobbyng e comunicazione politica alla Luiss, dopo essere stato in passato consigliere politico nel governo D’Alema- intende scuotere l’amico Matteo, indicandogli la via per uscire vincente dal momento di stallo.

Certo, lo fa in modo franco e brutale, ma è così che si parla a chi si vuol bene. L’incipit della lettera, pubblicata sul blog di Velardi Buchineri, va subito dritta al punto, con un’analisi feroce della “narrazione” andata in scena il 6 luglio durante la direzione del partito: “Guardo su Facebook la tua rassegna stampa. Ascolto sempre le stesse parole, espressioni, esempi, calembour. Risento per la millesima volta che le colpe delle cose che non vanno sono dei governi precedenti il tuo, mi infastidisco per quell’insopportabile intercalare anni ’80 del “ragazzi”, per il sindaco di turno da blandire come tutti “i sindaci che combattono bla bla”, e poi sto cazzo di bonus giovani, e l’umano dramma della ciclista, e altre dieci banalità.

Per poi sentire – andando al merito – la difesa dell’ignobile codice Antimafia, sia pure con la vaga promessa del cambiamento della legge alla Camera. E, in conclusione, l’inascoltabile sermoncino conclusivo, un classico del renzismo depresso: “Però basta parlare del Pd come ne parlano i giornali, io voglio invece parlare di lavoro, di casa, mamme, giovani, etc…”. Il tutto dopo averci propinato per mezz’ora le minchiate dei giornali”.

“Matteo, non ti si può più ascoltare. Devi cambiare linguaggio se vuoi tornare a parlare all’Italia. E per cambiare linguaggio devi cambiare testa. Devi dire cose nuove in una nuova lingua. Devi metterti a studiare invece di agitarti freneticamente pensando solo a giornali e colleghi di partito (perché sei tu che pensi ossessivamente solo a loro!), devi riflettere sul mondo che continua a cambiare, mentre il tuo orologio biologico è drammaticamente bloccato al 4 dicembre 2016 (e non voglio pensare alla discussione che si aprirà sul tuo libro, e sulle polemiche tutte rivolte all’indietro che dovremo sorbirci).
Altrimenti all’appuntamento con il 2018 ci arriverai sfiancato come un vecchio ronzino.

Poi i puristi della politica – come il mio amico Minopoli oggi sul Foglio – possono continuare a dirti che basterebbe il ritorno del Renzi di una volta, quello che parla ai 10 liberal-liberisti italiani (tra cui il sottoscritto, sia chiaro), perché le cose si rimettano a posto.

Non è così. Il problema non è se parli a destra o a sinistra, se sei più o meno moderato. Il problema è che tu devi cambiare dentro, e rapidissimamente. Te lo dico perché ti voglio bene.

Potrebbero interessarti anche...

loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *