E POI UNA PIOGGIA DI PREMI AI DIPENDENTI DEL SENATO, PER COMPENSARE I TAGLI…

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Blocco del turn over, tagli al personale, il pericolo (scampato) di essere addirittura cancellati dalla riforma costituzionale.

Al Senato sventola la bandiera della spending review, certificata dal rendiconto finanziario 2016 che attesta un risparmio della spesa effettiva dello 0,7 per cento rispetto all’esercizio precedente (su un conto totale di 492 milioni di euro).

Ma a spezzare un po’ l’aria di austerità che si respira tra i dipendenti di Palazzo Madama che oggi si ritrovano decimati rispetto ai tempi d’oro – 648 unità attuali contro le 1.074 del 2006 – arriva una cascata di dieci e lode. Ottimi voti. E ottimi incentivi, pari a circa il 2% della retribuzione annua pensionabile.*

Il dossier «Quanto si lavora in Senato? Obiettivi, nuovi servizi e valutazione delle performance in epoca di spending review» pubblicato dal neonato Ufficio impatto legislativo di Palazzo Madama, oltre al cahiers de doleance sui tagli subiti, il 39% in dieci anni e un risparmio del 34% sul fronte delle retribuzioni del personale rispetto al 2011, loda anche il boom di dipendenti virtuosi con relative erogazioni di incentivi economici registrato negli ultimi anni.

Infatti, sul fronte pagelle, il numero di chi ha raggiunto non semplicemente un buon risultato ma addirittura il massimo dei voti nei processi di valutazione è aumentato del 30% tra il 2011 e il 2016, e «in modo uniforme tra le varie carriere e tra uomini e donne». Un improvviso slancio di eccellenza dovuto, spiega il rapporto, proprio alle ristrettezze economiche e di organico subite da questo ramo del Parlamento: «La responsabilizzazione e la motivazione dei dipendenti – si legge – ha determinato una disponibilità ed un impegno al di sopra della media e, dunque, la possibilità di accedere ad una valutazione più elevata». Va ricordato però che le modifiche introdotte negli ultimi anni sull’onda dell’indignazione anticasta hanno legato gli incentivi, una volta quasi «automatici», alle effettive performance dei dipendenti di Palazzo Madama, così come di quelli della Camera dei deputati.

Poi ci sono i parametri come la «responsabilizzazione», la «motivazione», il raggiungimento, ovviamente, degli obiettivi. Insomma, archiviata l’austerità e incassata la bocciatura della riforma renziana che voleva sigillare Palazzo Madama, si respira una nuova stagione di «produttività». Solo che, avverte infine l’Ufficio del Senato, non basta fermare la scure: senza un nuovo concorso e nuove assunzioni, con i pensionamenti previsti nel prossimo triennio, saranno a rischio servizi essenziali come la vigilanza e la sicurezza garantite dagli assistenti. Dove la carenza di organico raggiunge il 50%. E non è un incentivo a lavorare di più.

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