Pronto un piano Ue per imporre il rispetto del trattato di Schengen

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1456913731-lapresse-20160301160440-17889103Secondo The Guardian, Juncker ha pronto un documento per abolire tutti i controlli ai confini esterni. Su chi non garantisce i controlli alle frontiere esterne (leggasi Grecia e Italia) è pronta invece l’esclusione dall’area di libera circolazione

Un vero e proprio piano di emergenza per rianimare quel moribondo che è ormai il trattato di Schengen. Escludendone quegli arti considerati ormai incancreniti, a partire dalla Grecia.

È questo, secondo un’indiscrezione pubblicata oggi in esclusiva da The Guardian, il piano segreto della Ue per imporre la rimozione dei controlli ai confini interni dell’Unione e per rafforzare quelli alle frontiere esterne. Penalizzando chi non riesce a garantirli. Atene in testa.

La Commissione europea infatti dovrebbe pubblicare venerdì un report in cui si avverte che “è ormai tempo per gli Stati membri di prendere in considerazione gli interessi comuni per salvaguardare una delle conquiste più importanti mai raggiunte dall’Europa Unita.” Per gli otto dei ventisei Stati dell’area Schengen che hanno reintrodotto i controlli alle frontiere interne la scadenza è fissata a novembre di quest’anno: entro quella data bisognerà abolire i controlli confinari, “il prima possibile”, all’interno dell’area di libera circolazione che per anni è stata il vanto della Ue.

Dall’altra parte, proprio nel giorno in cui viene annunciato il gigantesco piano da 700 milioni per tentare di tamponare la crisi dei migranti nei Balcani, alla Grecia viene dato una sorta di (ennesimo) ultimatum: a Bruxelles infatti sarebbe allo studio l’ipotesi di escludere il Paese dall’area Schengen se dovesse fallire nell’obiettivo di rafforzare sostanzialmente i controlli alle frontiere esterne entro il mese di maggio.

Un’impresa, vista la conformazione fisica del territorio ellenico, tutt’altro che facile. Ed è proprio la prospettiva di una Grecia tagliata fuori dal trattato di libera circolazione che dovrebbe mettere in guardia i governanti italiani. Poiché dopo Atene è Roma la prima nella lista dei Paesi a rischio di divenire giganteschi hotspot di profughi “parcheggiati” nell’attesa di entrare nell’Europa che conta – quella ricca.

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