“Stai zitta o ti do il resto”, donna stuprata da un carabiniere a Torino

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Una dura condanna per il militare dell’Arma dei Carabinieri, Michele Doccini, classe 1978, difeso dagli avvocati Bartolomeo Petitti e Emanuela Bellini. L’uomo era accusato di aver violentato una donna, che si era presentata in caserma a Mathi, nel Torinese, a denunciare i maltrattamenti subito dall’ex compagno. L’episodio è avvenuto nel novembre del 2013 e adesso arriva la condanna a sette anni da parte del Tribunale di Ivrea. Sentenza più dura anche rispetto alle richieste del pm Ruggero Crupi, il quale aveva chiesto sei anni di carcere. L’accusa in aula durante la requisitoria ha ricostruito il dramma vissuto dalla vittima, una 40enne residente nel Canavese: “La vittima, quel giorno, si è recata più volte alla caserma di Mathi. L’imputato avrebbe raccolto la denuncia in cui la donna raccontava delle botte e dei maltrattamenti che subiva dal fidanzato. Già in quel frangente, approfittando della fragilità della persona che si trovava davanti, il carabiniere si sarebbe fatto dare il numero di cellulare e le avrebbe fatto persino delle avance mentre le faceva fare un giro delle celle di sicurezza della caserma”.

In base alla ricostruzione fatta dal pm, Michele Doccini ha prima ottenuto la fiducia della donna, quindi l’ha accompagnata a casa con una scusa, quindi una volta che era stato appurato che il compagno non era in casa, la 40enne gli avrebbe chiesto di andare via. Il carabiniere avrebbe insistito per entrare, poi le avrebbe detto con fare minaccioso: “Bene adesso siamo in due, o facciamo sesso o ti bollo più di quello che ti ha ‘bollato’ l’altro”. Si era così consumato lo stupro, con la donna che nella denuncia aveva spiegato: “Ho ceduto, lasciandolo fare, perché quell’incubo finisse il prima possibile. Mi disse più volte che tanto lui era un carabiniere e che tutti avrebbero creduto alla sua versione dei fatti e non alla mia”. Il pm ha concluso la propria requisitoria, osservando: “Ora la difesa sosterrà che la vittima non è credibile, ma il suo racconto è preciso, dettagliato e circostanziato. Inoltre, non ha nessun motivo per inventarsi una simile storia”. Già pronto il ricorso in appello dei legali di Michele Doccini.

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