SITUAZIONE CARCERI: LA LEGGE UGUALE PER POCHI

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OTTO ROSSO. Forse l’ultimo caso documentato mentre stiamo scrivendo riguarda un suicidio avvenuto l’otto dicembre ultimo scorso, durante il ponte che anticipa le feste natalizie più importanti di chi è a piede libero, giustificato da quell’otto rosso sul calendario che per chi è profondamente religioso testimonia l’immacolata concezione e per chi è profondamente nostalgico (e amante della musica) ricorda irritualmente e non ufficialmente l’assassinio di John Lennon. Il suicidio è avvenuto presso il carcere romano di Regina Coeli (ironia della sorte), un detenuto italiano di 60 anni, imputato di ricettazione e ristretto nella IV Sezione della casa circondariale di Trastevere, si è impiccato nella propria cella (fonte: romatoday.it).

ASSOCIAZIONE ANTIGONE. Il quotidiano “La Repubblica” riporta i dati che l’Associazione Antigone ha presentato in Parlamento: “tempi lunghi dei processi, condizioni igienico-sanitarie inadeguate, mancanza di lavori e contatti esterni e familiari, determinano l’abbrutimento di persone colpevoli di reati, ma i cui diritti vanno difesi perché, se violati, producono fenomeni di autolesionismo, di una maggiore diffusione della violenza, suicidio [a metà anno erano già 29 n.d.r.]. Il tasso di affollamento delle prigioni è paurosamente cresciuto negli ultimi mesi, ed è giunto al 113,2%. In alcune carceri, si torna a scendere sotto lo spazio minimo previsto di 3 mq per detenuto: questo emerge dal pre-rapporto 2017 che Antigone ha presentato a fine luglio presso la Camera dei Deputati , frutto dei primi sei mesi di visite degli Osservatori dell’unica associazione, Antigone appunto, che entra e può controllare il sistema di difesa di tutti i diritti umani da garantire a ciascun detenuto. Già nell’ultimo rapporto si era posta l’attenzione sul ritorno del sovraffollamento con tassi di crescita che, se continuassero all’attuale ritmo, potrebbero portare l’Italia ai livelli che costarono la condanna da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Nel gennaio 2013, infatti, questo Paese veniva denunciato per violazione dei diritti dei detenuti. La Corte europea dei Diritti Umani di Strasburgo condannava l’Italia per trattamento inumano di 7 detenuti, per i quali Strasburgo dispose che lo Stato li risarcisse di 100 mila euro per danni morali”. Antigone rileva come nel 68% degli istituti visitati si trovino celle prive di doccia, si incontra il numero più alto di agenti per numero di detenuti e il minor numero di educatori, le opportunità di lavoro esterno sono limitate [eliminando così anche il più labile legame con il concetto di “funzione rieducativa della pena” previsto dal legislatore n.d.r ], come limitate sono le informazioni mediche sui detenuti; tra detenuti in attesa di processo e detenuti in attesa di condanna definitiva infine si arriva a ben 18000 su 56000…

POPOLAZIONE CARCERARIA. Gian Antonio Stella sul “Corriere della Sera” ci riporta i numeri del rapporto annuale del Consiglio europeo sulle statistiche giudiziarie ed aggiunge anche dell’altro “nel 2015 l’Europa allargata (compresi l’Armenia, l’Azerbaijan, la Russia, la Turchia, la Macedonia e altri ancora) aveva 1.404.398 detenuti. Cioè circa 800 mila in meno dei soli Stati Uniti, dove vive meno di un ventesimo della popolazione mondiale ma un quarto dei carcerati del pianeta. E dove, come ricordava tempo fa il sito web poliziapenitenziaria.it, sono in galera un bianco su 214, un ispanico su 88, un nero su 35. Al punto che, stando a Barack Obama, un bambino nero su nove ha il padre in prigione. Cifre che danno da pensare sull’uso dei due pesi e delle due misure. In Europa sono in carcere 115,7 cittadini su 100.000 abitanti, per il 94,8% maschi, ospitati in penitenziari per un terzo (33%) sovraffollati. Trattamenti diversissimi, e non solo per il costo del lavoro degli agenti di custodia (in media uno ogni tre carcerati ) e del personale. Basti dire che per la sorveglianza, il vitto, l’alloggio, le spese varie eccetera eccetera il peso di un detenuto sul bilancio è in media di 52 euro e 36 centesimi al giorno. Ma c’è chi spende moltissimo pagando 354 euro come in Svezia o addirittura quasi 481 come a San Marino (quanto un hotel sei stelle deluxe con trattamento principesco), chi molto (129 euro in Germania, 141 in Italia, 273 in Olanda…) chi poco o pochissimo: 22 euro in Turchia, quasi 20 in Romania, 19 euro in Serbia, poco meno di 10 in Macedonia… Fino al record in Georgia: cinque euro e 66 centesimi. Segno che i custodi non devono essere pagati benissimo ma soprattutto che i pasti ai detenuti non vengono serviti da master chef”. Stella si occupa ad un certo punto anche della percezione degli italiani riguardo questa realtà: “Dicono i sondaggi Ipsos di Nando Pagnoncelli che gli italiani pensano che gli immigrati in Italia siano il 30% (nella realtà tra il 7 e l’8%) e gli islamici il 20%, quando non arrivano al 4%. Lo stesso vale per le carceri. Dove gli immigrati non sono la maggioranza come molti pensano ma il 33%. Percentuale altissima, sia chiaro, rispetto alla quota di popolazione. Ma dovuta anche all’impossibilità per chi non ha una casa di godere di pene alternative e comunque inferiore a quella registrata in altri Paesi: 38% dei detenuti a Cipro, 40% in Belgio, 44% in Catalogna, 53% in Austria, 54% in Grecia, 71% in Svizzera e su su fino alle stratosferiche (e un po’ irreali) percentuali dei Paesi piccolissimi sui quali svetta San Marino: 100% dei reclusi stranieri. Non un sanmarinese. Manco per sbaglio. Da notare la Germania di Angela Merkel: è il Paese che ha assorbito più immigrati di tutti (il doppio dell’Italia) ma nelle carceri è messo meglio di noi. Prova provata che dipende da «come» il problema è gestito”.

LO SPREAD CARCERARIO. Un ultimo aspetto dell’articolo di Stella ci permetterà di proseguire l’analisi con una voce autorevole: umiliante “è lo spread con la Germania sul versante della guerra a chi infrange le norme che regolano l’economia. Per ogni spacciatore in carcere (6820), a Berlino e dintorni, c’è quasi un «colletto bianco» (5973, cioè l’11,7% del totale) condannato con sentenza definitiva per reati economici, finanziari, truffe fiscali… Da noi no: nonostante i disastri causati dalla pirateria economica, finanziaria, fiscale, i delinquenti di quel tipo finiscono assai di rado in galera: ne abbiamo 312, pari allo 0,9% dei nostri «ingabbiati». Il 5,2% rispetto alla Germania. Neppure il 3% rispetto agli spacciatori che teniamo in cella. I cattivi maestri che per anni hanno teorizzato che una certa dose di illegalità fa bene all’economia hanno lasciato rovine. Non solo morali”.

PIER CAMILLO DAVIGO. Pier Camillo Davigo, presidente della II sezione penale presso la Suprema Corte di Cassazione ed ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati è noto per non avere peli sulla lingua, consigliamo a tutti il suo bel libro “Giustizia all’italiana” in cui fende il velo di Maya del non detto e delle ipocrisie e spiega tutti i mali del nostro sistema giudiziario, mali talvolta acquisiti per volontà politica, Davigo ha più volte sottolineato anche le carenze di organico nei palazzi giudiziari ma ha affondato “la lama” su aspetti forse più gravi: “la cosa grave in Italia è che i reati dei colletti bianchi sono scritti in modo tale da non consentire che vadano in carcere” dice davigo durante un programma su Tv2000 dedicato al tema delle carceri (fonte adnkronos.com).
“Il settimo comandamento ‘non rubare’ può essere declinato con il furto o con l’appropriazione indebita. Il furto è un reato tipico della delinquenza comune, l’appropriazione indebita è un reato commesso solitamente da un colletto bianco. E’ praticamente impossibile commettere un furto semplice, quasi sempre è aggravato e per questo sono consentiti l’arresto e la detenzione. Per l’appropriazione indebita non è consentita la custodia in carcere”.
“I reati dei soggetti che riempiono le carceri sono facili da commettere ma anche facili da scoprire e reprimere. E’ invece molto più difficile fare un processo per falso in bilancio che avere un processo per furto d’auto”.
“Negli ultimi decenni nell’Occidente la classe media si è sempre più assottigliata, c’è stato un impoverimento della fascia bassa e un arricchimento vergognoso delle posizioni di vertice. Una volta un amministratore, quando guadagnava tanto, percepiva dieci volte il salario dei suoi operai, oggi guadagna cento volte di più. Normalmente negli altri Paesi rubano i poveri e non i ricchi perché non hanno bisogno di rubare. In Italia invece rubano anche i ricchi”.
“Sono convinto che la maggior parte degli italiani non sono ladri ma derubati. Gli elettori danno l’idea di essersi rassegnati. Negli anni ’90 c’era indignazione, oggi vince la rassegnazione”..

Se fossimo così scellerati da voler rimettere mano a quel capolavoro semplice ed universale che è “La fattoria degli animali” di Orwell potremmo concludere con un finale alternativo rispetto al lapidario: “tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri”, ecco allora cimentiamoci con i nostri poveri mezzi: “in carcere può mancare la doccia ed in carcere può mancare lo spazio, in carcere può mancare il lavoro esterno come in carcere si può attendere una sentenza che ancora manca, poi in carcere può mancare la voglia di sopravvivere inoltre in carcere mancano tutti gli uomini che indossano una buona camicia”.

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