Catania, il “santone” che stuprava a turni le bambine: “Di fare se*sso non si stancava mai”

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La trasmissione “Le Iene” ha dato voce ad alcune vittime del “santone” Pietro Capuana, l’uomo arrestato lo scorso agosto nella provincia di Catania con l’accusa di atti di violenza sessuale commessi su minorenni all’interno di una congregazione religiosa. Con l’aiuto di alcune sue collaboratrici per anni l’uomo avrebbe abusato di minori.
Pressioni psicologiche, abusi, veri e propri “lavaggi del cervello”. È quanto avrebbero subito per anni le vittime, quasi tutte minorenni tra gli 11 e i 15 anni, del “santone” Pietro “Piero” Capuana, l’uomo arrestato lo scorso agosto insieme ad alcune sue collaboratrici nella provincia di Catania nell’ambito dell’inchiesta “12 apostoli”. A dar voce ad alcune delle giovanissime vittime di Capuana, 73enne che per un quarto di secolo ha diretto la comunità “Cultura ed Ambiente” di Aci Sant’Antonio, è stata la trasmissione “Le Iene”. Alcune ragazzine, giovanissime all’epoca dei fatti, hanno parlato di “rituali” a cui venivano sottoposte da quello che vedevano come “l’ultimo amico di Gesù” e dagli altri della comunità, tra cui tre donne arrestate dalla polizia. Quell’uomo che anche i genitori delle vittime vedevano come un santo costringeva le bambine a spogliarsi davanti a lui, a toccarlo, baciarlo, masturbarlo. Così lui le convinceva che avrebbe potuto “avvicinarle a Gesù”. “Durante un rapporto aveva bisogno di qualcuno che allargasse le parti femminili, perché era troppo grasso e non era in grado. Amava venire nelle nostre bocche”, ha ricordato davanti alle telecamere de “Le Iene” una delle ragazze abusate da Capuana. “Lui di fare sesso non si stancava mai, ma non aveva un’erezione. Quel poco che poteva entrare lo faceva”, così ancora un’altra delle vittime.

Le ragazzine facevano anche dei veri e propri turni di pulizie a casa dell’uomo, come fossero delle schiave. Ci pensavano le stesse donne che circondavano il “santone” a rassicurare loro e le loro mamme, a dire che “era come un nonno che bacia le nipoti” e anche a fornire eventualmente anticoncezionali alle ragazze stuprate. Secondo l’accusa quelle donne avevano insomma il ruolo di plagiare le vittime per convincerle a subire le violenze, facendo credere loro si trattasse di azioni spirituali, con “valenza religiosa”. A infrangere il silenzio che Capuana e le sue collaboratrici chiedevano di mantenere è stata alla fine una ragazzina che dopo anni di abusi ha trovato il coraggio di ribellarsi a quell’uomo e raccontare tutto alla mamma. fanpage.it

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