Zoff lancia Buffon come presidente della Figc ma…”può continuare a giocare altri due anni” - Euroxweb

Zoff lancia Buffon come presidente della Figc ma…”può continuare a giocare altri due anni”

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Dino Zoff, i quarant’anni di oggi sono gli stessi della sua epoca? «Quaranta sono quaranta, oggi come nel 1982».

Diciamo allora che è cambiato il calcio? «Mah. Alla fine si è sempre dieci più il portiere e vince chi segna più gol. Sono cambiati i dettagli, oggi ci si allena meglio ma ci si logora di più, quindi tutto si compensa. Però non venite a dirmi che ora è più difficile fare il portiere perché i palloni sono più veloci: aveste provato voi ad acchiappare certi sassi. La bravura del portiere comunque si capisce da questo: se prende i tiri o li respinge. Se si possono bloccare, Buffon lo fa sempre».

Dica la verità, s’aspettava arrivasse fino a quest’età? «Non c’è nulla di oggettivo nell’età, dipende da atleta ad atleta, da uomo a uomo. Io e Gigi abbiamo sempre curato corpo e mente come fossero uno strumento di lavoro, per quello siamo arrivati a giocare così a lungo. Ha cambiato stile nel corso degli anni, ha saputo valorizzare la qualità migliore che ogni età gli offriva: prima l’esplosività, poi l’esperienza. Solo i grandissimi ci riescono».

Ecco, i grandissimi. Come posiziona Buffon in una classifica dei migliori portieri di sempre? «Classifica impossibile, ogni epoca ha avuto i suoi migliori. Prima della guerra Combi e Zamora, negli anni Sessanta Jascin. Lui è il migliore degli ultimi 20, senza dubbio».

Lo è anche oggi? «Sì. Finché non smette, questa resterà l’era di Gigi Buffon».

Lei ha smesso a 41, Gigi ha detto che va avanti solo se vince la Champions. Che ne pensa? «Che per me può giocare nella Juve altri due anni se si gestisce come sta facendo ora, scegliendo le tempistiche, allenandosi in maniera mirata. La sua forza è sempre stata questa, non accontentarsi delle sue attitudini naturali, lavorando sulla personalità, sulla testa. E poi vederlo in lacrime dopo la Svezia è stato un colpo al cuore. Anche io finii la mia carriera in Nazionale con una sconfitta in Svezia, sarà destino. Meriterebbe un finale di carriera diverso. Però…».

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Però? «Però credo molto in lui anche come potenziale uomo della rinascita del calcio italiano. Ha tutto, è un simbolo mondiale, rispettato e conosciuto ovunque, anche più di quanto lo ero io. Pensateci bene, in giro per il mondo come lui ce ne sono pochi. Se mettesse la sua esperienza al servizio del sistema, il calcio italiano avrebbe molte più possibilità di ripartire».

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