PRODI E IL CENTROSINISTRA. UN BRAND ESCLUSIVO DI “PD E COALIZZATI”

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Ieri si è saputo (Huffington Post del 30/01/2018 ore 17.32) che il prof. Romano Prodi ha detto: «Liberi e Uguali non è per l’unità del centrosinistra». Un giornalista ha domandato e si è domandato: «Invece Matteo Renzi sì?». E Pietro Grasso ha rincarato: «Prodi ritiene la finta coalizione che ha messo in piedi Renzi, che lo costringerà a votare Casini a Bologna anziché Errani, un centrosinistra unito?».

In verità Prodi non ha detto tutto quello che pensa quanto alla riesumazione della Dc, e non lo ha detto perché così si porrebbe “fuori dallo schema”. Se la riesumazione della Dc si avvertisse come un movimento reale, Prodi sa bene che un’altra parte del Pd se ne andrebbe e che Renzi dovrebbe cercarsi alleanze solo a destra il che, nella migliore delle ipotesi, trasformerebbe il Pd in un partito di centro tout-court.

Il professore dovrebbe anche sapere che a un governo che non può definirsi di centrosinistra puntano (sotto sotto) sia Renzi sia Berlusconi. A meno che non pensi che il Pd governerà da solo e, se così fosse, non sarebbe più “fuori dallo schema” ma “fuori dal mondo”. La sua dichiarazione delude, perciò, più di quanto non delusero certe azioni dei suoi governi che, all’epoca, non di rado ballavano su troppe gambe.

Certo che dopo l’esperienza del governo Berlusconi-Bossi-La Russa, ogni altro può essere considerato migliore, sicuramente quelli di Prodi, ma se ciò che dice adesso è il campo che il professore offre alla nostra attenzione vuol dire che è “fuori dalla grazia di dio” più che “fuori dallo schema “ o “fuori dal mondo”. E’ chiaro, difatti, che senza Liberi e Uguali neppure l’illusione di un centrosinistra vero potrà risultare credibile.

E poi, per favore, potrebbe Prodi avere la compiacenza di farci sapere, con questa sua stupefacente illuminazione, se non sta già pensando che il governo del dopo 4 marzo lo faranno i partiti del centrodestra e cioè Forza Italia, Lega e Fratelli D’Italia onde al Pd toccherebbe il compito di farsi carico, da solo e con la leadership di Renzi, del ruolo di oppositore? E gli altri? Non solo LeU, ma l’M5s?

Dichiarazione, dunque, quella del professore, non degna neppure di questa balorda campagna elettorale. Anche perché se torna in campo così, si può pronosticare per lui un futuro da “molto… ma molto pensionato”. Stavolta il fondatore dell’Ulivo resterebbe non solo fuori dal campo, ma dai suoi margini. Non saprebbero cosa farsene né la destra (Renzi, a Berlusconi, basta e avanza) né, è ovvio, la sinistra.

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