BARI, QUANDO A MORIRE DI STENTI E’ UNA DISABILE DI 31 ANNI

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Una storia che appare assurda e ancora tutta da chiarire quella che riguarda la morte di una 31 enne di Polignano (Bari).
La giovane viveva da anni chiusa in casa, in condizioni di degrado igienico sanitario insieme a lei la presenza di due genitori anziani e di un fratello.
Risale al 6 Gennaio il suo ritrovamento da parte dei genitori, la giovane era senza vita nel suo letto.
Sono stati gli stessi genitori a chiamare gli agenti di polizia municipale che una volta entrati in casa si sono ritrovati all’interno di uno scenario raccapricciante: il degrado più assoluto, la presenza di insetti, feci e cibo in decomposizione.
La morte potrebbe essere stata causata da una probabile anoressia, ed ora ad indagare è la procura di Bari che ha aperto un fascicolo a carico degli stessi genitori con il reato di abbandono di incapace aggravato dalla morte
La giovane percepiva una pensione sociale di 500 euro mensili e viveva senza avere nessun tipo di contatto con il mondo esterno e con i familiari.
Per anni infatti la famiglia della ragazza si sarebbe rifiutata di aprire le porte di casa a chiunque si recasse a fare loro visita, ma anche di ricevere assistenza dai servizi sociali.

L’autopsia ha accertato che la morte è avvenuta per cause naturali, dovuta alle condizioni di denutrizione e degrado igienico, escludendo la presenza di traumi. Inoltre la vittima presentava una grave flebite non curata ad una gamba. Trovandosi in questa condizione, che la faceva versare allo stremo delle forze, anche un raffreddore avrebbe potuto avere effetti fatali . Verranno eseguiti esami istologici per accertare quali batteri avesse contratto.
Se è vero che qualche risposta è giunta dall’autopsia restano al momento sconosciute le motivazioni per le quali la situazione, che risultava essere ben nota ai servizi sociali del Comune, e da tempo segnalata alle autorità sanitarie competenti, non sia riuscita ad essere risolta , poiché realmente nessuno è riuscito ad aiutare questa famiglia.
Una chiusura totale verso il mondo esterno, nonostante le numerose segnalazioni provenute da amici della ragazza e dai vicini di casa, preoccupati poiché appunto da anni non vedevano la ragazza e temendo che la stessa si ritrovasse a vivere da reclusa.
Ci si interroga anche sulla presenza di un fratello che pare impossibile, vivendo nella stessa abituazione, non si rendesse conto di quanto stava accadendo.
Anche il parroco, don Giancarlo Carbonara, racconta di aver “tentato di entrare più volte in quella casa per aiutarli, ma non mi hanno mai aperto la porta”.
Nessuno dei familiari ha mai effettuato una richiesta di aiuto ed il rifiuto di aprire le porte dell’abitazione da parte di questa famiglia , ha alzato sempre più quel muro che li divideva dalla comunità.

La vita della giovane stando a quanto riferito da un’amica che era sua compagna di classe dalle elementari fino alle scuole medie,  è stata quella di una ragazza normale fino al quarto anno di scuola superiore. Frequentava con profitto l’Istituto Tecnico a Monopoli (Bari) Poi, è subentrata la solitudine, il rifiuto della vita, della compagnia e quello per il cibo.
“Era una persona molto introversa ma intelligente e molto brava a scuola. Era tra le prime della classe” dichiara la sua amica che nel corso degli anni ha continuato a cercare un contatto, ma invano.

“Non si è diplomata e non so ancora perché visto gli ottimi voti che aveva: era eccellente in tutte le materie. Ad un certo punto però scopro che lei non esce più e interrompe ogni rapporto con l’esterno. Così ogni volta che tornavo a Polignano bussavo alla sua porta di casa. Ma non apriva. Chiedevo di lei ai genitori ma mi riferivano che voleva stare sola e che era giusto rispettare la sua volontà”.
Una storia di solitudine voluta, oppure di inadeguatezza nel fronteggiare la situazione, una storia che stride con gli spensierati giorni di festa appena trascorsi, quando il tempo per questa ragazza, sembrava invece essersi fermato.
Una chiusura verso il mondo che deve aver avuto delle cause scatenanti, ma che nessuno conoscerà mai.
Il rispetto della volontà della giovane che aveva scelto di isolarsi dal mondo, oppure solo la mancanza di strumenti nel non affrontare il problema, dandolo quasi per scontato, continuando a vederlo privo di soluzioni.
Il timore forse della famiglia che vivendo in un paese dove magari regnano ancora pregiudizi che fanno vivere la disabilità come una “colpa”, ha evitato di esporsi per non diventare “vittima” di un sistema che troppo spesso giudica senza conoscere.
Una storia triste che si conclude con una morte che sicuramente si sarebbe potuta evitare avvenuta nel silenzio che fa troppo rumore a volte.

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