FERDINANDO IMPOSIMATO, IL PRESIDENTE NEMICO DELLE INGIUSTIZIE

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Se n’è andato il mio Presidente, un dolore immenso.  Magistrato, ex senatore e presidente onorario aggiunto della Surema Corte di Cassazione, Ferdinando Imposimato era per me soprattutto un Amico, inteso nel senso più nobile del termine. Ed è cosi che voglio ricordarlo.

L’ultima volta che l’ho contattato è stato a Natale, un messaggio per rinnovargli la mia stima e il mio affetto. Qualche ora dopo la sua risposta, ricordava la nostra battaglia combattuta fianco a fianco con gli insegnanti “Quota 96” ed il rammarico per non essere riuscito a restituirci quel diritto calpestato. Parole dure le sue, di condanna ad un Parlamento “illegittimo” che si era ostinato a reiterare l’errore Fornero.

Nella mia mente un turbinio di pensieri. Ricordo il mio primo post sulla sua pagina Facebook, gli lasciai un video con delle immagini che spiegavano “l’errore Fornero in pochi clic”. Niente di particolare, nessun effetto speciale, solo poche ma chiare note che spiegavano la violazione palese di un diritto. Non credevo assolutamente che potesse esserci un seguito. Il Presidente lo visionò e mi contattò per chiedermi altri dettagli. Quale meraviglia fu per me, non stavo nella pelle.

Dopo di allora quante mail, quante telefonate, e poi quell’indimenticabile manifestazione del 29 Agosto 2014 a Piazza Santi Apostoli. Una mattinata rovente e non solo per l’elevata temperatura. Arrivò in anticipo all’appuntamento stabilito, elegante, con la cravatta rossa, in mano alcuni appunti scritti a penna su dei foglietti di un blocco notes che però non consultò. Andava a braccio, dando il meglio di sé da un palco allestito su un furgoncino affittato alla bisogna, picchiando duro contro le istituzioni lontane anni luce dai bisogni dei cittadini. Il tono della sua voce acquistava vigore e potenza dinanzi a termini come legalità, diritti, onestà, valori sanciti dalla Costituzione ma fatti a pezzi da una classe politica senza più alcuna caratura morale. Ascoltarlo non era solo un piacere immenso. Significava riappropriarsi di quella legalità che ci era stata sottratta, abbeverarci alla fonte della Giustizia della quale Lui e pochi altri erano rimasti i custodi.

Non era un caso che fosse divenuto il difensore dei cittadini calpestati nei loro diritti, non ultimi quelli gabbati dalla riforma Fornero. Per noi, il nostro faro. Come dimenticare?

Impossibile. Eravamo a dicembre 2011, si era da poco formato il governo a guida Monti. L’Italia stava precipitando, si diceva. Bisogna correre ai ripari, salvare il salvabile e prepararsi a fare grandi sacrifici. I “tecnici” chiamati a intervenire, senza colpo ferire, nel giro di due settimane misero mano alla riforma pensionistica inasprendo i requisiti di accesso dei lavoratori ed eliminando il sistema retributivo sostituito tout court dal contributivo. Quel che ne è derivato è storia nota. Migliaia gli esodati senza lavoro né pensione, decine e decine le categorie danneggiate, gli insegnanti che proprio in quei giorni si apprestavano a inoltrare domanda di quiescenza condannati senza appello, ad anno scolastico inoltrato. Un errore tecnico che non è stato mai corretto. Di cui però si fece carico il nostro Giudice dando voce alla palese ingiustizia che tale è rimasta per volontà politica ma soprattutto per volere dell’allora premier Renzi. Il quale fece estromettere, dal Decreto P.A. nel passaggio al Senato, un emendamento approvato all’unanimità appena una settimana prima alla Camera. Sarebbe stato materia della riforma scolastica, disse giustificando l’affossamento. Quel provvedimento, cassato il 4 agosto 2014non è stato mai più preso in considerazione, anzi la Buona Scuola ha dato il colpo finale.
Un’ingiustizia che ha suggellato un’amicizia rimasta tale sino a qualche giorno fa.
Oggi la sua scomparsa. Improvvisa. Un vuoto incolmabile. Mi mancherà, mancherà a tutti noi. Ciao, Ferdinando

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