I PERCHE’ DELLO SCONTRO CALENDA EMILIANO SULL’ILVA

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La vicenda dello stabilimento dell’Ilva di Taranto, pare avviata da tempo alla ricerca di accordi che non scontentino nessuno e che soprattutto metta al riparo dai licenziamenti gli operai.
e’ oramai da tempo che tentativi di accordo tra le Parti naufragano in discussioni che riportano al punto di partenza (o quasi) la trattativa dell’Ilva di Taranto che vede occupati circa 20mila lavoratori.
Vediamo a grandi linee cosa è successo e soprattutto cerchiamo di capire le ragioni dei principali dibattitori dell’operazione e soprattutto proviamo ad ipotizzare le sorti dell’Ilva, sulla base delle notizie note.

CALENDA ED EMILIANO, SCONTRO SULL’ILVA
E’ la fine di novembre, le accuse tra Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo Economico e il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano sul futuro dell’Ilva, proseguono…
Dopo l’apertura di un tavolo col Gruppo AncelorMittal, vincitore della gara indetta dal ministero, le trattative hanno subito un brusco arresto a causa del ricorso al Tar di Lecce.
Calenda giudica un ricorso incomprensibile e invita Emiliano a ritirarlo e non fare ostruzionismo, altrimenti “l’investitore se ne andrà”.
Anche il ministero dell’Ambiente e la Fiom esprimono pareri critici, ma il Governatore Emiliano, prosegue nella sua strada e risponde: “Rivolgo un invito a non creare panico inutile. Se come noi riteniamo, il DPCM in questione non tutela la salute dei nostri cittadini, noi abbiamo il diritto e il dovere di impugnare quell’atto perché il mandato elettorale che mi è stato conferito è un mandato elettorale a tutela della salute dei cittadini pugliesi e di Taranto. È il mio compito fondamentale”.

IL MOTIVO DELLO SCONTRO
Il contenzioso è rappresentato dal Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri che stabilisce la proroga, fino al 2023, degli interventi per la messa in sicurezza ambientale dell’impianto, compresa la copertura dei parchi minerari.
A giudizio di Emiliano “il DPCM rinvia senza ragione e senza dare giustificazione, l’adempimento già previsto dall’AIA in moltissime prescrizioni ambientali. Come è noto dal punto di vista giuridico è impossibile prorogare un termine già scaduto con un atto amministrativo”.

Intanto che i lavori per la bonifica ambientale sono rinviati, le scuole del quartiere Tamburi di Taranto, sito tra il “Mare Piccolo” e lo stabilimento industriale, devono osservare molti giorni di chiusura per l’aria irrespirabile e per il pericolo per la salute dei bambini…
Emiliano ha dichiarato: “Questa per noi è una violazione di Legge molto grave che sta sacrificando il diritto alla salute. Ma un risultato lo abbiamo già avuto: è bastato minacciare questa impugnativa per avere finalmente dal Governo l’inizio dei lavori della copertura dei parchi minerari”. Il Governatore ha anche spiegato: “Immaginate che tutto il necessario, parlo dei pali in acciaio per la copertura dei parchi minerari, è depositato da due anni presso l’azienda Cimolai che è incaricata della realizzazione della copertura. La domanda che farei a Calenda e a tutti coloro che si stanno lamentando in queste ore della nostra impugnativa è: Come vi è potuto venire in mente di prorogare il termine dell’adempimento delle prescrizioni ambientali già scadute avendo già predisposto tutto il materiale necessario per la copertura dei parchi già da due anni?”.

L’IMPIANTO E LA DECARBONIZZAZIONE
Emiliano sostiene che il decreto sarebbe illegittimo perchè non tiene conto delle osservazioni preliminari della Regione ed il cuore di questo tema è la decarbonizzazione totale dell’Ilva, che invece Calenda ha definito: “una fesseria”.
Il presidente della Regione, risponde: “Se c’è qualcuno che si è convinto che la decarbonizzazione non esiste si sbaglia, perchè evidentemente non ha letto l’altra proposta che era stata fatta nella gara dall’altra cordata che appunto invece inseriva i principi di decarbonizzazione”.
Di fatto, (l’altra proposta, che non ha vinto la gara) citata da Emiliano, è quella del gruppo indiano Jindal che verte sulla conversione a gas con l’obiettivo di abbandonare completamente il carbone.

IN ATTESA DI DECISIONE DALL’UNIONE EUROPEA
La trattativa tuttavia, non è messa in pericolo direttamente dal ricorso della Regione Puglia, ma dall’indagine della Commissione Europea sulla “concentrazione del mercato”, poichè secondo la Commissione Ue, l’acquisizione dell’Ilva di Taranto da AncelorMittal va a creare un monopolio nel mercato dell’acciaio…

Il Presidente della Puglia ha poi tirato le conclusioni, facendo il punto ed ha spiegato che è stato proposto alla Commissione Europea, l’uscita dalla cordata della Marcegaglia, ma tale proposta non e stata proprio presa in considerazione, è ovvio che la Commissione chiede altre dimissioni che però ArcelorMittal, non è disposto a concedere.
La conclusione di Emiliano è che il ministro Calenda era stato informato dalla Regione Puglia del rischio che fosse superata la quota massima possedibile, con l’aggiudicazione ad ArcelorMittal e perciò se adesso “dovesse tentare di dar la colpa a noi e al sindaco di Taranto per il fallimento dell’aggiudicazione della quale si è reso protagonista, ha sbagliato indirizzo”.

PUNTO E ACCAPO
Questo era quanto accadeva alla fine di novembre e seppure i battibecchi tra Regione e Ministero non produssero certamente una linea chiara da seguire, appareva chiaro a chiunque che si sarebbe dovuta individuare una strada che avrebbe permesso il perfezionamento della faccenda Ilva.
L’impressione di alcuni osservatori ma anche di diversi cittadini, è stata favorevole ad un processo di trasformazione dal carbone al gas, visto di buon occhio e considerato in linea con l’abbattimento dell’inquinamento.

SI RIPARTE?
Dopo la spaccatura sul ricorso degli enti locali contro il Piano Ambientale del Governo ed il “botta e risposta” tra Calenda ed Emiliano, c’era la volontà di riavvicinarsi da parte di tutti, sindacati compresi. Almeno questo è quanto sostenevano prima di sedersi al Tavolo Istituzionale sull’Ilva gli attori della vicenda.
L’incontro però non ha registrato esito positivo, tant’è che a distanza di un mese infatti, l’Ilva avrebbe potuto iniziare a chiudere..!

LA SEDUTA
Il ministro Calenda ha “intimato” il ritiro del ricorso da parte degli enti locali, altrimenti sempre secondo Calenda: “il tavolo è concluso” ed aggiunge che se anche si proseguisse nella trattativa con l’investitore, laddove questo, ponesse come condizione quella di costruire un’addenda contrattuale con una garanzia statale: “non posso fare assumere allo Stato una responsabilità di 2,2 miliardi di euro per pagare il conto del ricorso”. E’ possibile che il giudice, magari tra 2 o 3 anni, renda nullo il Piano Ambientale. A questo punto gli investitori potrebbero chiedere allo Stato una garanzia sui soldi investiti e potrebbero andar persi, appunto 2,2 miliardi di euro.
Insomma sempre a detta del Ministro, se il ricorso venisse accolto dal Tar il 9 gennaio, non ci sarebbe altro da fare che iniziare a spegnere l’acciaieria.
Michele Emiliano giudica invece le obiezioni del ministro “…tutte sciocchezze, non è affatto vero che il ricorso blocchi alcunché”.
Il Presidente della Regione ha dichiarato che il Tavolo Istituzionale era iniziato bene e sarebbe continuato così, se A Calenda, non fosse venuta una “crisi isterica” fino a fargli abbandonare la riunione…
Le parole di Emiliano, sono però state smentite oltre che dal Ministro stesso, anche dalla segretaria generale della Fiom-Cgil Francesca Re David che era presente all’incontro.
La Segretaria del Sindacato ha risposto che non era assolutamente vero che al ministro fosse presa una crisi di nervi ed ha anzi definito “una follia” quanto proposto dal Presidente Emiliano, cioè di proseguire la trattativa senza il Ministro.
A tutela dei 20mila lavoratori di Taranto, il sindacato si è detto d’accordo con le condizioni del ministro ed ha chiesto alla Regione il ritiro del ricorso, per permettere che la trattativa vada avanti.
Per i lavoratori tuttavia, per ora ci sono buone notizie, perchè la copertura dei parchi minerari ci sarà, prescindendo dal ritiro o meno del ricorso.
Sono inoltre previsti 40 mln di euro dal ministero dell’Ambiente e dal ministero per la Coesione Territoriale, per il risanamento ambientale della città.

GLI SMS
In una nota del presidente della regione Puglia, l’incontro veniva definito “positivo” e sempre dalla nota del Governatore pugliese: “poi a un certo punto c’è stato uno scambio di messaggi, non so bene, tra De Vincenti e Calenda e Calenda ha avuto una crisi isterica, si è alzato ha fatto un intervento durissimo ed è andato via. Cosa sia accaduto lo spiegherà lui”.
Ha replicato il ministro per la Coesione, De Vincenti: “farneticanti” le dichiarazioni di Emiliano che “non sa quel che dice e forse, neanche quel che fa”.
Calenda ha precisato che l’unico sms che ha ricevuto nel corso della riunione, fosse proprio di emiliano e diceva: “dobbiamo chiedere formalmente di riaprire il riesame Aia nelle sedi opportune… ministero ambiente con autorità competenti, tra cui regione provincia e comune, e poi travasare gli esiti nel piano industriale. Altrimenti, aria fritta…questa riunione di oggi non può superare le norme vigenti che attengono l’Aia”.
Secondo Calenda, seguire la linea di Emiliano, significa annullare il Piano Ambientale, quindi otterremo lo stesso effetto dell’accoglimento del ricorso. Secondo il ministro “è del tutto evidente come il governatore, nonostante gli impegni presi su anticipo copertura parchi, danno sanitario e bonifiche avesse già maturato l’intenzione di non raggiungere alcun accordo al tavolo”.
Emiliano prosegue la polemica e ribatte che il Ministro “fa questa pantomima” perché “ha capito che l’operazione può avere altre problematiche e pensa di dare la colpa alla Regione Puglia e al Comune di Taranto, si sta comportando in maniera immatura e ne risponderà nelle sedi competenti”.
Il sindaco di Taranto, Melucci, ha dichiarato che l’incontro sull’Ilva “al di là dell’epilogo è stato costruttivo e sono convinto che bisogna lavorare sotto traccia per riavvicinare le posizioni”. Sull’istanza cautelare del ricorso presentato al Tar “abbiamo dato disponibilità già oggi a ritirarla” e questo, “toglie l’ostacolo più grande”.
Melucci ha anche aggiunto che ci sia bisogno di serenità per lavorare ai Tavoli di approfondimento Tecnico piuttosto che questi sbalzi di umore. Il sindaco ha anche riconosciuto al Governatore pugliese di aver fatto un buon lavoro e aver dimostrato buon senso e non si spiega perchè poi l’epilogo abbia invece assunto una connotazione di forte tensione. Ha poi chiuso il suo commento dicendo che non sono possibili negoziati al ribasso e che si tornerà a lavorare sui contenuti.

IL COMMENTO DI RENZI
Matteo Renzi su un Twitter ha scritto: “La chiusura di Ilva sarebbe un tragico errore per i lavoratori di Taranto ma anche per tutto l’indotto del Mezzogiorno. Sono pronto a fare tutto ciò che è utile perché il tavolo del ministro Calenda, del Governatore e del Sindaco produca risultato positivo. Ilva non può chiudere #avanti“.
Poi a gettar acqua sul fuoco, Renzi si è rivolto ad Emiliano: “Offro un piatto di orecchiette a te e a Carlo Calenda ma deposita le armi, Michele Emiliano. Basta coi ricorsi, mettiamoci a un tavolo e salviamo insieme il futuro di Taranto. Offro io che notoriamente ho il carattere peggiore (ed è una bella gara tra noi tre). #Ilva“. Anche Emiliano ha risposto su Twitter: “Grazie Segretario per la tua vicinanza al tavolo Ilva di Taranto e per il senso di responsabilità che dimostri. Proseguire il dialogo senza condizioni per individuare insieme le nuove regole Ilva che tutelino la salute ed il lavoro.#bastamurìpecampà“, poi sempre Emiliano ha puntualizzato: “Pronto ad ogni mediazione ma senza condizioni. Abbiamo tutto il tempo di ritirare il ricorso quando avremo trovato un accordo. Del resto la vendita è bloccata sino a marzo in attesa autorizzazione dell’Unione Europea.#bastamurìpècampà“.

BUONA VOLONTA’?
Nell’udienza del prossimo 9 gennaio, l’Avvocatura della Regione Puglia non discuterà la cautelare sul ricorso contro il Dpcm che proroga gli interventi di ambientalizzazione da parte degli acquirenti dell’Ilva, presentato dall’ente e il Comune di Taranto. Ma precisa Michele Emiliano, il ricorso resta in piedi poiché il suo “ritiro sarebbe una grave imprudenza in quanto la Regione perderebbe l’unico mezzo che, le consente di esercitare le prerogative costituzionalmente garantite”, inoltre “la sola pendenza del ricorso non può assolutamente provocare la chiusura dell’Ilva annunciata dal ministro”, tale ipotesi è solo “puro allarmismo”.
Per Emiliano resta però il punto fermo sulla richiesta della documentazione che ad oggi non è stata ancora integralmente consegnata all’Amministrazione regionale.
Il presidente della Puglia, ha tenuto a dire che dev’essere chiaro per tutti che “il primo soggetto interessato alla chiusura positiva del tavolo è proprio la Regione Puglia, in quanto garante in prima linea del diritto al lavoro, della sicurezza industriale, della tenuta economica della Regione e, soprattutto, della tutela dell’ambiente e del diritto alla salute dei cittadini».

PROSSIMO START
In un comunicato della Regione si annuncia per sabato 23 alle ore 11 che il sindaco di Taranto ed il Presidente della Regione, hanno convocato un Tavolo di Lavoro per l’Ilva, allargato alla presenza degli ammInistratori, dei sindacati, e delle imprese dell’indotto.
“Si entrerà nel merito dei documenti ed elementi della transizione di Ilva, alla luce degli esiti del primo tavolo istituzionale per l’area di crisi tarantina”. “Il territorio è pronto al dialogo anche con gli investitori, che presto verranno invitati a Taranto formalmente, per illustrare i contenuti del loro piano industriale, anche oggi non presentato dettagliatamente dal Mise”.

L’EPILOGO DELL’EPILOGO
E’ chiaro che Emiliano rappresenti il Pd in Puglia ed è anche palese che il segretario Renzi, non abbia vuto un atteggiamento di pressione ma si è limitato ad un tweet, dove prometteva un piatto di orecchiette ed ha richiamato tutti al buon senso invitandoli ad abbassare i toni.
Mai s’erano visti i sindacati tutti d’accordo col ministro e comunque da più parti provengono esortazioni a chiudere la faccenda per il bene dei lavoratori.
Staremo a vedere sabato prossimo quali saranno le ragioni sul tappeto e quali soprattutto le condizioni. Anche se le “malelingue” asseriscono che con molta probabilità motivi personali di proprio tornaconto, abbiano reso questa vicenda più ostica di quanto in effetti fosse, viene da supporre che alla fine si arriverà ad una linea comune e si potrà scrivere la parola “fine”, mettendo al riparo il salario dei lavoratori e lo stesso stabilimento.

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