Immigrazione, perché il razzismo è provocato da un governo incapace

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Le anime pie della sinistra italiana attendono da anni l’ equivalente nostrale di Anders Breivik, il fanatico che nel 2011 uccise settantasette persone per impedire «la decostruzione della cultura norvegese per mezzo dell’ immigrazione in massa dei musulmani». Sarebbe il lasciapassare definitivo per tutti gli sbarchi, il tappeto di sangue sotto al quale nascondere il fallimento di un’ integrazione che non c’ è mai stata. Il ricatto morale e politico perfetto.

Per fortuna, sono costrette invece ad arrangiarsi con questo imbecille di Luca Traini, che sabato a Macerata ha provato a fare fuori sei immigrati senza riuscirci. Pazienza, si sono detti i compagni: spremiamo a fondo quello che c’ è. Non si sono mai fatti problemi, figuriamoci a quattro settimane dal voto.

Quello che c’ è, è poca roba. Traini ha simpatie fasciste, testimoniate dai suoi tatuaggi, e in casa – è il grande scoop di ieri – teneva una copia di Mein Kampf, il libro nel quale Adolf Hitler illustrò i suoi deliri (nessuna traccia, purtroppo, del saggio di Milton Friedman sulla Flat tax). La cosa più succulenta, per i compagni, è che lo scorso anno questo 28enne con la testa tanto rasata quanto vuota si fosse candidato per la Lega alle elezioni comunali di un paesino del maceratese, ottenendo zero preferenze. Non era un trascinatore di folle, né ha agito insieme a un gruppo di persone.

Ma se la grande trama nera non esiste si provvede a costruirla, perché a sinistra serve come il pane per puntellare gli slogan di questa campagna elettorale: Matteo Salvini è il nuovo Mussolini, chi si oppone all’ immigrazione è un nazista e così via. Fosse stato islamico, Traini lo avrebbero definito come uno spostato, un individuo isolato. Siccome è uno spostato e isolato che spara sugli immigrati, la sua figura deve essere ingigantita. Pietro Grasso, leader di Liberi e uguali, lo eleva a simbolo della resurrezione delle camicie nere: «Questa violenza fascista si va diffondendo, bisogna porre un argine». E la sua dirimpettaia a Montecitorio, Laura Boldrini, da cinque anni sponsor istituzionale dell’ accoglienza indiscriminata, sfrutta l’ emozione del momento per scaricare le proprie colpe sul capo della Lega: «Salvini ha creato paura e caos e dovrebbe scusarsi per tutto».
È anche un modo per trattare gli italiani da deficienti. L’ unico discorso razionale sull’ apertura delle nostre frontiere è quello che soppesa i costi e i benefici. Stiamo facendo entrare gli immigrati che ci servono, per numero e capacità, o prendiamo in casa chiunque si presenti? Quanto pesano i loro reati nelle statistiche sulla criminalità? I cittadini dei diversi Stati che arrivano in Italia si comportano allo stesso modo – i nigeriani come i filippini, i tunisini come i cinesi – oppure quelli di certe nazionalità sono più pericolosi di altri? Boldrini, Grasso e gli altri del coro preferiscono invece parlare di assoluti: l’ immigrazione è un Bene, chiunque la contrasti rappresenta il Male.

Hanno buone ragioni, per tenersi lontani dai fatti. Gridare che si sta preparando la marcia su Roma serve a spostare l’ attenzione dall’ omicidio di Pamela Mastropietro, massacrata da un immigrato africano che non aveva alcun diritto di stare in Italia. A far distogliere lo sguardo dai numeri degli sbarchi, che intanto proseguono, anche se Paolo Gentiloni non ne parla: 4.556 immigrati entrati in Italia dall’ inizio dell’ anno, diminuiscono quelli provenienti dalla Libia e aumentano tutti gli altri.

Serve a far ignorare le cronache che vedono protagonista la mafia nigeriana, i cui ranghi e la cui forza crescono assieme alle richieste di asilo di chi arriva da quel Paese: 3.519 persone nel 2013, 25.585 lo scorso anno. A non far vedere i numeri delle carceri, dove il 34% dei detenuti sono stranieri, o i dati sul tasso di delinquenza degli immigrati africani (gambiani, maliani e tunisini in testa), assai più alto rispetto a quello degli europei.

I paladini delle porte spalancate dicono che la destra fa campagna elettorale sulle paure, ma i primi a usare una simile strategia sono proprio loro. Con la differenza che i timori cavalcati da Salvini e dai suoi alleati sono fondati e condivisi dagli elettori, al contrario della bufala sul fez e l’ olio di ricino che tornano di moda. Meno di un mese, il tempo di leggere i risultati elettorali, e se ne renderanno conto anche Grasso e compagni.

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