Addio legge Fornero e tagli alle pensioni d’oro: ecco perché non sarà così facile

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Fissando un tetto massimo di 5mila euro lordi lo Stato risparmierebbe solo 280 milioni di euro. Non molti rispetto alla cifra che servirebbe per aumentare le pensioni minime e abbassare l’età pensionabile. Ma la proposta dei 5 Stelle dovrà fare i conti anche con il parere della Corte Costituzionale: il sì non è affatto scontato
È possibile tagliare le pensioni d’oro? Quale sarebbe il risparmio per le casse dello Stato? E ancora: con il taglio degli assegni più alti si riuscirebbero a finanziare altre misure previdenziali, ad esempio l’abolizione/superamento della legge Fornero o l’aumento delle pensioni più basse? Cominciamo col dire che il taglio alle pensioni d’oro è una delle proposte elettorali del M5s, come ribadito anche nel loro programma.

Non molto tempo fa, in un’intervista a Radio Anch’io, Di Maio ha detto che l’abbassamento dell’età pensionabile sarebbe stato reso possibile anche grazie ai fondi ottenuti dai tagli alle pensioni d’oro. “Vogliamo superarla, a partire dai lavori usuranti e poi gradualmente allargarla a tutti e riportare l’età pensionabile all’epoca pre Fornero. Per farlo ci concentreremo sulle pensioni d’oro (che ci costano 12 miliardi) e sui 50 miliardi di sprechi dello stato”. Di Maio era stato poi smentito dai fatti: per raggiungere la cifra auspicata dal candidato pentastellato, servirebbe infatti tagliare le pensioni già sopra i 2300 euro. E neanche il M5s sembra aver intenzione di farlo.

Pensioni d’oro e legge Fornero

La proposta dei 5 Stelle è infatti mettere un tetto massimo a 5.000 euro netti al mese. Nei “20 punti per la qualità della vita degli italiani” si parla inoltre di abolizione dvitalizi, privilegi, sprechi della politica e opere inutili. E ancora: riorganizzazione delle partecipate, spending review della spesa improduttiva. Tutto ciò dovrebbe fruttare alle casse dello Stato ben 50 miliardi di euro. Non è chiaro però quanto i 5 Stelle contano di risparmiare sul taglio alle pensioni d’oro.Ma torniamo alla domanda iniziale: è fattibile tagliare gli assegni più alti? E quanto si potrebbe risparmiare?

Pensioni d’oro e diritti acquisiti

Cominciamo col dire che l’ostacolo principale sarà quasi sicuramente essere di natura giuridica. Già in passato la Corte Costituzionale si è espressa contro la legittimità di misure che andavano a toccare i così detti “diritti acquisiti”.

Nel aprile 2015 la Consulta bocciò ad esempio l’adeguamento degli assegni al costo della vita per i trattamenti superiori di tre volte il minimo (1.423 euro lordi al mese) : secondo i Supremi giudici quella sentenza valicava “i limiti della ragionevolezza e proporzionalità, con conseguente pregiudizio per il potere d’acquisto del trattamento stesso”. La Corte ha però più volte rimarcato che spetta al legislatore stabilire la misura dei trattamenti pensionistici ed eventuali variazioni, purché si rispetti il criterio della ragionevolezza. Fatto che sta che il sì al provvedimento proposto da Di Maio (per certi versi sacrosanto) è tutt’altro che scontato.

Quanto si risparmierebbe con i tagli

Non molto secondo i calcoli di Franco Mostacci su Lavoce.info. In sostanza, fissando un tetto massimo di 5mila euro lordi all’anno e “tagliando l’eccedenza ai pensionati che hanno un reddito complessivo superiore ai 100 mila euro, si otterrebbe un risparmio stimabile in 490 milioni di euro”. Non molto per la verità, considerando che il superamento della Legge Fornero costerebbe sicuramente svariati miliardi alle casse dello Stato. Inoltre, come spiega ancora Lavoce, da questa cifra andrebbero sottratti i mancati incassi del’Irpef, per cui il risparmio si assottiglierebbe ancora: 280 milioni. Ciò non toglie che quella proposta dal M5s sia una riforma che va in direzione dell’equitàe a vantaggio dei ceti più deboli.

Legge Fornero e aumenti alle minime

Va detto, per correttezza, che in un articolo comparso sul blog delle Stelle e relativo alle coperture del programma, il M5s non indica come fonte primaria di risparmio i tagli alle pensioni d’oro. Secondo i pentastellati, i 10,5 miliardi necessari per superare la Fornero e garantire la staffetta generazionale, saranno coperti “a regime, per 4 miliardi con la spending review e per circa 6,5 miliardi con le tax expenditures sul settore lavoro (disponibili fino a 10 miliardi annui). Si possono utilizzare pure le risorse legate a mancette poco influenti come l’ape social, che viene inglobata”. Non è chiaro invece in che modo il M5s intenderà finanziare gli aumenti alle pensioni minime che Di Maio vuole portare a 780 euro, in linea con il reddito di cittadinanza. today.it

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