L’ultima foto del kamikaze in carrozzina che saluta i suoi figli prima di farsi esplodere.

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L’ultima immagine del padre disabile che avranno i suoi figli sarà con un kalashnikov appoggiato sulle gambeche li saluta per andare a farsi esplodere. L’obiettivo del kamikaze in sedia a rotelle, secondo quanto affermato nel video dell’Isis, sarebbe stata una postazione militare dell’esercito siriano nella provincia di Deir ez-Zor. Nel filmato, rilasciato alcuni giorni fa dall’organizzazione terrorista, si vedono gli ultimi momenti dell’uomo: il commiato ai figli in lacrime, gli altri miliziani che lo aiutano a salire nel veicolo imbottito di esplosivi, il tipico gesto con il dito indice associato ai jihadisti e, infine, la partenza verso la morte.

Il terrorista dell'Isis in sedia a rotelle saluta i figli prima di partire per la missione suicida

Non è la prima volta che i fanatici islamisti impiegano un disabile per compire un attentato suicida. A Mosul, a gennaio del 2017, un altro video mostrava un uomo in carrozzina e con il volto coperto, prima di immolarsi con un’auto bomba nella parte est della città sotto il controllo delle forze irachene.

L'attentatore disabile che si è fatto esplodere a Mosul a gennaio del 2017

L’ultimo attacco kamikaze in Siria appare un disperato tentativo per cercare di riconquistare terreno, dopo che le forze governative hanno ripreso il controllo della parte orientale del Paese a novembre dell’anno scorso. Nonostante le sconfitte militari e la perdita dalla “capitale” Raqqa, avvertono gli esperti, la minaccia da parte degli ultimi irriducibili dell’Isis rimane reale, come hanno dimostrato i recenti attentati nella capitale irachena. L’ultima offensiva dei jihadisti nella provincia di Deir ez-Zor ha preso di mira anche le aree controllate delle Forze democratiche siriane (Sdf), appoggiate dagli Stati Uniti. Negli attacchi a diversi villaggi, stando a quanto riportato da fonti vicine all’Isis, sarebbero morti più di 20 combattenti delle Sdf.

Pochi giorni dopo la proclamazione della Russia della fine delle operazioni contro l’Isis in Siria, il presidente francese Emmanuel Macron aveva avvisato che era affrettato dare per morta l’organizzazione terrorista. Dello stesso avviso anche l’amministrazione statunitense. “Abbiamo visto più volte nella storia recente che una prematura dichiarazione di vittoria è stata seguita da un fallimento nel consolidare le conquiste militari, stabilizzare la situazione e creare le condizioni che impediscano ai terroristi di riemergere”, ha detto la portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. “Per parlare correttamente di una vittoria sull’Isis – ha dichiarato Simon Mabon, ricercatore della Lancaster University – devono essere sradicate le condizioni che hanno dato origine alla sua nascita. Con ciò intendo che le persone devono migliorare le loro condizioni di vita, avere un migliore accesso alle strutture politiche e poter esercitare il loro libero arbitrio nel modo che desiderano”, ha aggiunto il cattedratico autore di un libro sulle origini dello Stato islamico.

In Iraq e Siria, secondo alcune stime, rimangono meno di 3000 miliziani fedeli all’Isis. Niente rispetto a pochi anni, quando il sedicente Califfato islamico poteva contare su diverse migliaia di combattenti e controllava gran parte del territorio dei due paesi mediorientali. La presenza dei jihadisti in Siria è a macchia di leopardo: a sud di Damasco, nel deserto a est di Palmira, qualche enclave nella provincia di Hama e Daraa sono gli ultimi avamposti del gruppo terrorista. Nella parte orientale della Siria i jihadisti controllano almeno 18 piccole città, poco più che villaggi, da dove però possono partire gli attacchi come quello compiuto dal kamikaze in carrozzina. fanpage

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