Incontinenza urinaria maschile: tutte le soluzioni

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Tra le malattie più diffuse in Occidente, l’incontinenza colpisce più spesso le donne, ma può riguardare anche gli uomini. Ecco come affrontarla.

Quando si parla di incontinenza urinaria ci si riferisce all’incapacità di controllare e trattenere l’urina. Molto diffusa, soprattutto tra le donne, non risparmia neppure gli uomini. Fortunatamente anche per lui esistono trattamenti medici, riabilitativi e chirurgici per affrontare questo disturbo.

Un problema, tante facce

Non esiste una sola forma di incontinenza urinaria. Si distingue, in particolare, tra quella da sforzo e quella da urgenza: la prima si verifica durante sforzi fisici come ridere, tossire, starnutire, cambiare posizione ecc. La seconda, detta anche sindrome della vescica iperattiva, è accompagnata o immediatamente preceduta da uno stimolo impellente alla minzione che non si riesce a trattenere e spesso si associa al bisogno di dover urinare frequentemente. L’incontinenza mista è data dalla compresenza di entrambe le forme.

Generalmente l’incontinenza da sforzo è più frequente nelle donne perché, nel sesso maschile, la prostata offre una barriera contenitiva naturale alla vescica, ma chi affronta un tumore prostatico e subisce la rimozione di questa ghiandola, si trova con la vescica indifesa e lo sfintere uretrale indebolito. Gli uomini sono inoltre spesso esposti alla forma mista, perché l’incontinenza da urgenza non fa distinzioni di genere, e perché l’intervento di prostatectomia può incidere negativamente sulle strutture nervose vicine determinando una vescica iperattiva.

Primo passo: la riabilitazione

La prima misura consigliata contro qualsiasi forma di incontinenza, anche nell’uomo, è di tipo riabilitativo, con esercizi specifici per rafforzare la muscolatura del pavimento pelvico del perineo, permettendo così di compensare la perdita di tenuta dello sfintere uretrale. Esistono varie tecniche di riabilitazione tra cui scegliere con l’aiuto del medico, come per esempio la chinesiterapia pelvi perineale. Per ottenere benefici occorre sottoporsi a sedute regolari per alcuni mesi.

Farmaci e infiltrazioni

Se la riabilitazione non basta, esistono farmaci efficaci soprattutto contro l’incontinenza da urgenza: gli anticolinergici (o antimuscarinici) e la nuova categoria dei beta-3 agonisti adrenergici. Questi farmaci agiscono bloccando le contrazioni involontarie della vescica, incrementandone la capacità di contenere urina e, quindi, ritardando l’urgenza di fare pipì. La scelta del principio attivo più adatto spetta al medico, mentre l’acquisto è completamente a carico dei pazienti.

Se i farmaci non funzionano, in caso di incontinenza da urgenza possono essere utili anche infiltrazioni vescicali con la tossina botulinica, che agisce modulando il rilascio di diversi neurotrasmettitori (blocca per esempio l’acetilcolina, responsabile della contrazione muscolare, determinando così il rilassamento della vescica e una riduzione dell’urgenza). Il trattamento va ripetuto nel tempo, perché gli effetti del botulino sono reversibili, e attualmente è rimborsato dal Servizio sanitario nazionale solo in alcune Regioni (come Piemonte e Lazio)

Un aiuto anche dalla chirurgia

Se l’incontinenza da sforzo non risponde alla riabilitazione si può intervenire chirurgicamente. Nell’uomo si ricorre principalmente all’inserimento di una fettuccia di prolene per sostenere l’uretra in modo che, quando si fa uno sforzo, l’uretra stessa si restringa, bloccando le perdite di urina. L’operazione, dispensata dal Servizio Sanitario Nazionale, si effettua in anestesia locale.

Anche contro l’incontinenza d’urgenza, quando riabilitazione, farmaci e botulino non sono di aiuto, esiste un’opzione chirurgica: la neuromodulazione sacrale. Consiste nell’impianto sotto la pelle delle natiche di una sorta di pacemaker, collegato tramite un filo sottile ai nervi sacrali, che invia impulsi elettrici a bassa intensità che permettono di rimodulare e coordinare la funzionalità della vescica. Il sistema, impiantato in centri altamente specializzati, è totalmente reversibile e a carico del Servizio sanitario nazionale.

Valeria Ghitti

 

https://www.saperesalute.it/

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