Come mai l’Italia permette questo tipo di situazione, se lo chiede che quasi non ci crede che possa essere possibile la sua condizione, il mediatore culturale intervistato da Lino Lombardidel @tg2 .

Lui è nero, povero, africano. Come gli altri nuovi schiavi con cui vive, 25 euro per raccogliere arance dall’alba al tramonto, sud Italia. E “vivere” in capanne di legno coperte da teloni, senza acqua nè servizi igienici.

Come non tratteremmo neppure le bestie.

Sono in Italia con permesso di soggiorno, non stazionano nelle piazze o spacciano droga, è gente che si spacca la schiena per sopravvivere da noi, e mandare qualche soldo alle famiglie, lontano da qui.

Che Paese è questo che non si rende conto che dovremmo ringraziare questi giovani, che mandano avanti servizi che nessuno vuole fare, dall’agricoltura all’assistenza agli anziani alle pulizie. Permettendo alle nostre vite di essere meno pesanti e più benestanti, che quelle arance le possiamo pagare ad un euro e mezzo al chilo anche grazie al loro lavoro sottopagato: dovremmo essergli grati quanto meno per egoismo.

E che Paese è quello che ha smarrito l’umanità, la compassione ed il rispetto: ma cosa siamo diventati aguzzini dei più deboli, sfruttatori di chi ci serve, gli occhi iniettati di sangue contro chi ci ruba quello che nessuno di noi vuole fare?

È vergognoso che il Comune, la Prefettura, le Forze dell’Ordine, la Asl di quella e altre mille zone come quella non intervengano, non arrestino caporali e aziende compiacenti, non provvedano a garantire a degli esseri umani il minimo che sta scritto pure nelle convenzioni internazionali: la dignità.