I bracciali elettronici sono finiti E il suo stalker torna in libertà

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Mancano i dispositivi però l’uomo può ottenere la misura alternativa. La vittima: «Mi cercherà»

Il braccialetto elettronico non è disponibile e, allora, lo stalker, che aveva quasi ucciso la ex compagna, rischia di finire agli arresti domiciliari senza alcun controllo, libero di tornare a farle del male.

Lidia Vivoli, 47 anni, di Bagheria, vive un incubo dal 2012 quando l’ex compagno, Isidoro Ferrante, dopo l’ennesima scenata di gelosia, la colpì più volte con una padella in ghisa e delle forbici. Si salvò solo perché, mentre era sanguinante e senza forze, gli promise che non lo avrebbe denunciato.

Lidia, ex hostess della WindJet, oggi disoccupata, madre di due gemellini, un maschio e una femmina, è terrorizzata: «Ho un nuovo compagno – racconta -, un’altra vita e credo di dovermi meritare quella serenità che lo Stato non riesce a garantirmi». Le sue parole suonano come qualcosa che non riesce a non far male a chiunque le stia ad ascoltare.

«Il mio ex compagno – prosegue – fu condannato in via definitiva a 4 anni e sei mesi per tentato omicidio e sequestro di persona. Dopo 5 mesi uscì e fu messo ai domiciliari. All’epoca la persona offesa non veniva avvisata. Nonostante il provvedimento a suo carico usava tranquillamente internet. Mi contattò su Facebook prosegue – e poco dopo me lo ritrovai davanti. Per un anno mi ha cercata, presentandosi ovunque». Finito il processo ha patteggiato e ha finito di scontare la pena a casa, tornando libero nel gennaio 2014. «Da quel momento racconta Lidia ho smesso di vivere. Arrivò ad approcciarmi fisicamente e al mio rifiuto mi schiaffeggiò, spaccandomi un labbro. Aggredì quindi il mio compagno, picchiandolo. Nel 2015 finì nuovamente in carcere, questa volta con l’accusa di stalking. Doveva uscire a ottobre 2017, ma il tribunale di sorveglianza ha ritenuto opportuno non scarcerarlo». Il giudice che segue il caso a Palermo, dove il processo si è spostato da Termini Imerese, procura competente per Bagheria, ha però emesso nei giorni scorsi un’ordinanza, modificando la misura del carcere con quella dei domiciliari con braccialetto elettronico. In Italia, però, di braccialetti elettronici ce ne sono pochi a disposizione, per cui Ferrante non ne potrà avere uno. «Il giudice continua la donna ha allora rappresentato che se non ci fosse stato il braccialetto avrebbe comunque potuto decidere per i domiciliari senza altre misure restrittive. L’altro ieri al mio legale, l’avvocato Vincenzo Greco, è arrivata una mail in cui si conferma che vi è stata un’istanza ulteriore da parte dei difensori dell’imputato per i domiciliari senza braccialetto elettronico. Insomma, visto che in passato lo ha già fatto, temo potrà nuovamente venire a cercarmi». Lidia teme per la sua vita e per quella dei suoi bambini. «Possibile che lo Stato consenta questo? si chiede Perché lo stalker della Boschi ha avuto 18 mesi per aver mandato qualche sms e noi vittime comuni non possiamo avere quella serenità e quella giustizia che ci meritiamo? Abbiamo anche pensato di andare via dalla Sicilia. Ma non è giusto. Perché devo essere io a scappare invece che essere tutelata?».

L’avvocato Elisabetta Aldrovandi, presidente dell’Osservatorio nazionale sostegno vittime, che da tempo appoggia la Vivoli nella sua battaglia, spiega: «Il braccialetto elettronico serve per controllare gli spostamenti dell’imputato. Dal momento che questo non è disponibile non si può pensare che la semplice misura alternativa al carcere sia sufficiente per tutelare la vittima ed evitare un possibile femminicidio». I casi di omicidio nei confronti di donne, peraltro, sono in continuo aumento. Il Giornale

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