Se dio fosse spaghetto, Dioscotto. Perché la bestemmia è una cosa seria

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Se dio fosse spaghetto, Dioscotto. Così recitano diversi cartelloni affissi alla fine dello scorso marzo nel quartiere San Lorenzo a Roma. Lo slogan è modellato sui loghi, tra gli altri, di Barilla e Buitoni, ma non si tratta di una qualche bizzarra trovata pubblicitaria né di una bestemmia scritta a caso da un vandalo estroso. Sotto la scritta, infatti, è presente l’hashtag #endblasphemylaws. I cartelloni sono un omaggio dello street artist Hogre alla campagna della Chiesa Pastafariana Italiana per l’abolizione delle leggi sulla blasfemia.

Ma la campagna pro-bestemmia Dioscotto è solo la punta dell’iceberg. Segue un breve excursus storico per chiarire le idee agli infedeli.

Il pastafarianesimo è una religione satirica fondata nel 2005 dal fisico americano Bobby Henderson per protestare non contro le leggi sulla blasfemia (lì assenti) ma contro l’insegnamento del creazionismo nei corsi di biologia delle scuole del Kansas. Il dio dei pastafariani è incarnato dal Prodigioso Spaghetto Volante, che ha creato l’Universo mentre era preda di un’intossicazione alcolica. Negli anni successivi il pastafarianesimo è approdato da questa parte dell’oceano diventando un piccolo fenomeno di portata mondiale, impegnandosi in decine di battaglie in difesa del principio di laicità. Il più grande successo finora raggiunto è stato il riconoscimento ufficiale del pastafarianesimo come religione da parte di Nuova Zelanda (2015) e Paesi Bassi (2016).

Ma Paese che vai, resistenza antilaica che trovi. Ed ecco che mentre fortunatamente l’insegnamento della biologia nelle scuole e università italiane non rischia di colorarsi di sfumature creazionistiche (per quanto l’Italia abbia già problemi con l’insegnamento della religione in sé…), il Belpaese si trova invece ancora alle prese con leggi anti-blasfemia risalenti addirittura al ventennio fascista. Per tornare negli States, lì le blasphemy laws sono state definitivamente dichiarate incostituzionali dalla Corte Suprema nel 1952 in quanto in aperto conflitto con la freedom of speech sancita dal primo emendamento della Costituzione americana.

L’Italia e la blasfemia

Tutt’altra storia in Italia. Come detto, la prima formulazione di una legge contro la blasfemia è opera del governo Mussolini, segue di un anno la firma dei Patti Lateranensi e punisce solamente l’offesa alla religione cattolica. Non si arriva a vette di gravità della pena sconosciute al mondo occidentale, ma è un reato che può portare in carcere.

Solo nel 1995 la Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo del codice penale contro la blasfemia, non perché si considera in contrasto con la libertà di espressione – perché a quanto pare amiamo prendere solo il peggio dagli americani –, ma solo perché si riferisce alla religione cattolica come religione di Stato. Ad ogni modo la politica, con i suoi tempi, recepisce il messaggio e quattro anni dopo la bestemmia non è più reato.

Tutto finito? No, perché il ping-pong tra giudici e Parlamento porta a una depenalizzazione della bestemmia che la trascina fuori dal penale solo per ricollocarla come illecito amministrativo, punibile con una multa da 51 a 309 euro. L’unico passo avanti – o indietro, a seconda dei punti di vista – riguarda il riconoscimento delle altre divinità al pari di quella cattolica.

Proprio su questo punto fa leva la campagna Dioscotto.

Pappessa Scialatiella Piccante I, “pastefice massimo” della Chiesa Pastafariana Italia, ha dichiarato in un’intervista a Vice che «se tutti bestemmiassero “dioscotto” nessuno verrebbe punito per blasfemia, semplicemente perché il nostro Dio non si offende e dunque neanche noi». Insomma, perché in un Paese laico un cattolico ha più diritto a offendersi di un pastafariano se qualcuno insulta il suo dio?

Potrei occupare il resto di quest’articolo con un elogio della bestemmia e del suo potere liberatorio, quasi catartico, ma non centrerei il punto. L’approccio scanzonato dei pastafariani è in realtà da prendere molto sul serio e non ha tanto a che fare con la libertà di essere volgari e di offendere gratuitamente i credenti, quanto con la forma più alta della libertà d’espressione: l’arte.

Non è un caso che la campagna Dioscotto sia stata supportata proprio dallo street artistHogre. Se come detto la bestemmia non è più reato, lo è invece secondo l’articolo 404 del codice penale l’offesa alla religione dello Stato mediante vilipendio di cose. Insomma, un’opera d’arte considerata blasfema può regalare al suo autore fino a due anni di carcere. E questo dovrebbe indignare non solo gli atei più convinti che vanno ripetendo da anni quell’orribile battuta sulla Bibbia libro fantasy di maggior successo della storia, ma qualsiasi cittadino ateo, agnostico, cattolico o appartenente a qualsiasi altra confessione religiosa.

Hogre conosce bene l’articolo del codice sopracitato. Lo scorso luglio, infatti, insieme al collega DoubleWhy è stato denunciato per averlo violato in seguito all’affissione di alcuni manifesti considerati blasfemi al posto dei cartelloni pubblicitari solitamente presenti alle fermate degli autobus di Roma. La denuncia non è arrivata per il sabotaggio delle pensiline Atac, ma per il carattere oltraggioso dell’opera. Due i manifesti più provocatori: “Ecce homo erectus”, nel quale Gesù Cristo è raffigurato con il pene eretto di fronte a un bambino, e “Immaculata conceptio in vitro”, che vede come soggetti due donne e il figlio frutto del loro amore, “immacolato” in riferimento alla pratica dell’inseminazione artificiale.

«È stato buffo, ma anche molto interessante notare il dispiego di forze esagerato, scatenato dai meccanismi di piccoli gruppetti di potere», ha commentato DoubleWhy in seguito alla denuncia. Fonte: www.romatoday.it

Non è questo il luogo per un’analisi estetica dell’opera di subvertising (una sorta di rivisitazione del situazionismo) portata avanti dai due artisti. Quello che ci preme ricordare è che, al di là di ogni giudizio soggettivo sul buon gusto e sul carattere blasfemo vero o presunto dei manifesti, un artista nel 2018 rischia due anni di galera per aver fatto della religione un oggetto d’arte al fine di condannare la pedofilia all’interno della Chiesa e l’ostilità degli ambienti clericali verso i diritti delle coppie omosessuali. Ma il caso di Hogre e DoubleWhy prova quanto sia difficile profanare il divino in un Paese che ogni volta che si parla di diritti si chiede sempre cosa ne pensino in Vaticano.

La stessa Italia che ride del murale raffigurante il bacio tra Salvini e Di Maio si scandalizza davanti a un bacio tra due ragazze agghindate da madonne con in mano un bambino. Insomma, scherza con i fanti ma lascia stare i santi.

La saggezza popolare difficilmente tradisce la sua origine, e questa massima non fa eccezione. Così sentenzia Hogre: «L’Italia è un paese che resta cristiano nel modo di pensare e negli intenti, anche quando è laico». Perché il grado di libertà di una nazione dipende anche da come questa considera la bestemmia: diritto o reato? Siamo ancora in tempo per cambiare risposta.

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