Il primo bacio non si scorda mai

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Il brainch della domenica: Il primo bacio non si scorda mai

Ah, l’amour! Che belli i tempi della gioventù perduta, quando ci si attendeva sotto i porticati o nel retro di un cortile, e si ardeva per intere settimane nell’attesa di una lettera, nascondendo a malapena un risolino o l’imbarazzo dietro il rossore delle guance… Quando penso a Di Maio e Salvini immagino due piccioncini innamorati che aspettano che l’altro faccia il primo passo per far sbocciare un amore esplosivo, di quelli con la colonna sonora di Whitney Houston o la regia di Jerry Zucker.

Pur senza lanciarmi in arditi parallelismi con la scena del vaso d’argilla tra Demi Moore e Patrick Swayze, bisogna ammettere che questo Governo ci sta facendo spasimare parecchio, come nei migliori corteggiamenti dei migliori copioni dei migliori film dei migliori anni della nostra vita. Quella tra i leader di Movimento 5 Stelle e Lega è una love story politica degna di lacrime e commozione, che non si è fatta mancare nulla: il pathosiniziale, poi i tentennamenti, i riavvicinamenti ed i litigi, le crisi, i tradimenti e la riconciliazione finale. Perché a questo mondo tutti abbiamo bisogno di un lieto fine; ma in Italia, se siedi in Parlamento, in modo particolare.

Il Brainch della domenica
Illustrazione a cura di Antonella Monticelli

Cosa succede adesso tra Di Maio e Salvini

Proprio mentre io scrivo e voi leggete, cari lettori, in queste ore dedicate alla Festa della Mamma, potrebbe finalmente nascere il Governo con due papà che un po’ tutti avevamo immaginato (e temuto) fin dal 5 marzo: Salvini e Di Maio, Di Maio e Salvini, l’unica combinazione possibile per scongiurare il ritorno al voto e l’esaurimento nervoso di Mattarella.

Le difficoltà le conosciamo tutti: trovare una figura istituzionale di alto profilo che sia gradita a entrambi gli schieramenti da indicare come Primo Ministro, comporre poi l’intera squadra dei Ministri (in cui compariranno gli stessi Di Maio e Salvini), infine mettere sul piatto un programma credibile che bilanci le immediate necessità dell’Italia sul piano interno e comunitario con l’intento di non deludere l’elettorato.

Un lavoro quasi chirurgico, con margini di errore pari a zero: sullo sfondo già vegliano come boia pronti ad affilare l’ascia il Partito Democratico incasellato nell’opposizione nuda e cruda e, soprattutto, quel Silvio Berlusconi riabilitato dal Tribunale di Milano e pronto a irrompere nuovamente (abbiamo perso il conto) sulla scena politica ed elettorale. Diverso invece il discorso per gli sparuti superstiti della sinistra, di cui si sono perse le tracce e a cui, forse, gioverebbe di più un lungo periodo di riflessione ed esilio che un immediato ritorno alle urne.

Perché votare di nuovo non conviene a nessuno

Tutto lascia credere, in questo momento, che un Governo alla fine si farà. E i motivi sono molto più prosaici di quanto si possa immaginare. Certo, c’è da considerare che all’Italia non farebbero bene altri mesi di incertezza: c’è da scongiurare l’attivazione delle clausole di salvaguardia, sterilizzare l’aumento dell’IVA e varie altre amenità del genere.

C’è poi l’incognita del consenso: ad oggi non è ben chiaro che effetti avrebbero la riabilitazione di B. e il lungo tira-e-molla tra Movimento 5 Stelle e Lega, mettendoci di mezzo anche l’ammiccamento al PD. I sondaggi parlano di un rafforzamento dei due partiti principali, ma nel giro di qualche mese, con l’innescarsi di determinate dinamiche, le cose potrebbero cambiare parecchio.

Tuttavia, quello da tenere principalmente in conto è il fattore economico: i partiti già dissanguati dall’abolizione del finanziamento pubblico faticherebbero a sostenere una nuova campagna elettorale, e gli attuali parlamentari, che magari hanno speso decine e decine di migliaia di euro per farsi eleggere, non hanno alcuna intenzione di vedersi sfilare la poltrona da sotto le natiche. C’è quindi da scommettere che molti di loro voterebbero la fiducia persino a Mussolini, se le circostanze lo richiedessero (e sono abbastanza sicuro che alcuni lo farebbero con immenso piacere).

Il Contratto di Movimento 5 Stelle e Lega
Il “Contratto” di Governo tra Movimento 5 Stelle e Lega

Il contratto per il cambiamento: più Lega o Movimento 5 Stelle?

Qui le cose iniziano a complicarsi. Questo famigerato “Contratto per il Governo del Cambiamento”, che a vederlo, così, sembra una tesina per l’esame di terza media preparata con Paint, contiene su carta il meglio (leggasi: peggio) delle fesserie elettorali di Lega con annessa coalizione e del Movimento 5 Stelle. Reddito di cittadinanza, flat tax, abolizione della Fornero su tutte. Una sorta di letterina a Babbo Natale, una lista di desideri che, per quanto possano piacere o meno, sono assolutamente, completamente, indiscutibilmente irrealizzabili. Perché costerebbero troppo, sic et simpliciter: almeno 70 miliardi di euro, secondo le prime stime. A quel punto la letterina ce la scriverebbero da Bruxelles e non conterrebbe desideri, ma ordini.

Ma ci sta. Va bene. C’è un antico proverbio dalle nostre parti che recita: quanno dduje se vònno, ciento nun ce pònno. Credo sia inutile che ve lo traduca. Viva l’amore, dunque. Lasciateli fare a ‘sti ragazzi. Hanno vinto le elezioni: che governino. Poco importa se delle mirabolanti promesse di un tempo rimarrà solo un vago ricordo malinconico, una poesia astratta che Gigi e Matteo solevano leggersi di notte, dietro l’orlo della tenda, per sospirarsi a vicenda un desiderio reciproco. La realtà è sempre diversa e nessun amore è perfetto. Questo non è un libro di Moccia: Di Maio e Salvini non saranno mai Io e te tre percento sopra il deficit. Però noi, nel frattempo, continueremo a piangere. Di commozione, forse, ma più probabilmente di disperazione.

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