Il Sahara Occidentale e il popolo sahrawi: il deserto dimenticato

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Sono passate quasi tre settimane dalla celebrazione dell’anniversario della nascita della Repubblica Araba Sahrawi Democratica (RASD), fondata il 27 febbraio 1976 nel Sahara Occidentale.

Se questo nome e questa data non ti dicono niente, non preoccuparti, non sei certo l’unico. Del resto, la Repubblica Araba Sahrawi Democratica esiste sulla carta, ma non corrisponde a nessun territorio rintracciabile su una mappa.

Il Sahara Occidentale

Tutti sanno che il Sahara, con una superficie di 9.000.000 km², è il deserto caldo più grande del mondo. Si estende lungo una fascia che va da est a ovest e che comprende tutta l’Africa del Nord, fino al Sahel – propriamente “bordo del deserto” – che ne costituisce il limite meridionale.

Non tutti sanno però che la sua estremità atlantica, la regione chiamata Sahara Occidentale (situata tra Mauritania, Marocco e Algeria), è territorio di guerra da più di 40 anni.

A contendersi il territorio, liberato dal giogo della colonizzazione spagnola nel 1975, sono il Regno del Marocco – che considera la regione parte integrante del territorio nazionale – e il Fronte Polisario, movimento di liberazione nazionale il quale ha unilateralmente dichiarato l’indipendenza nel 1976 fondando la suddetta RASD. Il governo della RASD, attualmente in esilio nel campo profughi di Tindouf (Algeria), è riconosciuto a livello internazionale da 83 paesi.

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Mappa di Laura Canali [Limes]

Il cessate il fuoco del 1991

Dopo anni di guerriglia, nel 1991 Marocco e Fronte Polisario firmarono un cessate il fuoco, accordo con il quale il Marocco si impegnò ad autorizzare, sotto l’egida delle Nazioni Unite, un referendum per l’autodeterminazione del popolo sahrawi.

Ad oggi, nessun referendum ha mai avuto luogo, e la popolazione continua a vivere tra il Sahara Occidentale – considerato territorio occupato, il Fronte Polisario fa riferimento al Sahara Occidentale come “l’ultima colonia d’Africa” – e i campi profughi situati nel sud dell’Algeria.

Una barriera invalicabile

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Il muro che separa il territorio occupato dal governo marocchino e il territorio liberato dal Fronte Polisario [Amusing Planet].

Un muro lungo quasi 2.700 km, chiamato berm, separa la zona occupata dal Marocco dalla lingua di terra liberata dal Fronte Polisario. Costruito con pietre e sabbia e riempito di mine antiuomo, il “muro della vergogna” o “muro marocchino” fu costruito in più momenti a partire dagli anni Ottanta, separando definitivamente le famiglie sahrawi che vivevano a cavallo delle due zone.

Nonostante l’inferiorità numerica, il Fronte Polisario, supportato dal governo algerino e dalla popolazione sahrawi, riportò un incredibile numero di vittorie contro la potenza occupante, almeno finché il Marocco non decise di reagire costruendo un muro invalicabile. In alcuni tratti alto più di due metri, con basi militari a distanza di 5 km l’una dall’altra e gruppi di soldati disseminati nel mezzo, è tra i muri più militarizzati al mondo.

Autonomia o indipendenza?

A distanza di 27 anni dall’accordo del 1991, il Marocco sembra meno intenzionato che mai a portare a termine la promessa fatta al popolo sahrawi.

La situazione di stallo creata dalla costruzione del muro, che di fatto ha posto fine alla lotta armata del Fronte Polisario, si è convertita in una guerra diplomatica. Nonostante l’appoggio della comunità internazionale, il Fronte Polisario non è riuscito ad ottenere nessun cambiamento nella situazione.

La recente riammissione del Marocco nell’Unione Africana – dalla quale Rabat si era ritirata nel 1984 in seguito all’ammissione della RASD – è stata accolta da un parte della comunità internazionale e dagli stessi sahrawi come una possibile minaccia all’appoggio degli Stati africani alla causa sahrawi, il tentativo del Marocco di imporre il suo punto di vista – ferocemente contrario all’indipendenza – a livello continentale.

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Il Re Mohammed VI con il presidente del Ruanda, Paul Kagame, al vertice dell’Unione Africana [Agi].

Il popolo sahrawi

Oggi il popolo sahrawi è un popolo disperso. È difficile anche solo stimare a quanto ammonta la popolazione. La zona di terra tra il muro e il confine algerino, sebbene ufficialmente sia sotto il controllo della RADS, di fatto è abitata da qualche centinaio di persone, perlopiù militari del Fronte Polisario.

La parte più consistente della popolazione, secondo le stime tra le 90.000 e le 155.000 persone, vive nella zona di Tindouf (Algeria) in vari campi profughi amministrati dal Fronte Polisario. Gli abitanti dei campi dipendono quasi totalmente dagli aiuti internazionali, somministrati dalle Nazioni Unite nell’ambito della missione MINURSO.

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Il campo profughi di Smara (Algeria) [Human Rights Watch].

La sedentarizzazione forzata dovuta alla vita nei campi profughi ha minato i fondamenti economici della società sahrawi, da sempre una popolazione nomade, ora costretta a risiedere stabilmente in uno dei climi più inospitali del mondo. Solo poche famiglie continuano a condurre un’esistenza nomade, spostandosi a seconda delle stagioni; moltissimi nuclei familiari sono stati divisi per sempre a causa del muro.

Dal 2004 un programma di “visite familiari” coordinato dall’Alto Commissariato ONU per il rifugiati ha permesso a un ristretto numero di sahrawi rimasti nella parte di Sahara Occidentale sotto il controllo del Marocco di volare nei campi profughi di Tindouf, in Algeria, per rivedere i propri familiari.

Il conflitto oggi

Ora come ora, la comunità internazionale, in particolare il mondo Occidentale, si è allontanato sempre di più dalla causa dei sahrawi. Da una parte, questo è dovuto all’esasperazione dovuta ad anni di negoziati inutili, con le due parti arroccate sulle proprie posizioni, l’una con la richiesta di un’indipendenza totale, definita “irrealistica” dall’inviato personale del Segretario generale per il Sahara Occidentale nel 2008, e l’altra con l’accanimento a considerare il Sahara una regione del Regno del Marocco.

D’altra parte, sulla scacchiera internazionale, il Marocco si è ormai convertito in un alleato fondamentale dell’Occidente e degli Stati Uniti. Dal 2001, nell’ambito della lotta globale al terrorismo dell’amministrazione Bush, Rabat si è schierata dalla parte americana. La Spagna è interessata a mantenere buoni rapporti con la nazione per porre freno all’immigrazione clandestina nelle isole Canarie e nelle enclavi di Ceuta e Melilla.

Nell’ultimo incontro tra l’inviato personale di António Guterres per il Sahara Occidentale, Horst Kohler, il Marocco ha ribadito che non ci sarà alcun negoziato che abbia come base l’indipendenza del Sahara. Nonostante la recente decisione della Corte Europea di tagliare fuori il Sahara Occidentale dagli accordi tra UE e Marocco sulla pesca, quest’ultimo sembra star vincendo la guerra diplomatica, guadagnando ogni giorno consensi (recentemente il Qatar si è espresso a favore della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale).

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