Infertilità, lo studio sugli spermatozoi: cosa rivelano, si ribaltano le convinzioni. La conferma scientifica

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Lo spermatozoo si è rivelato il biomarcatore migliore rispetto a qualunque analisi chimica ambientale o di laboratorio ed ha dimostrato che il suo esame funziona meglio di un sofisticato test del sangue per misurare l’ esatto livello di inquinamento sulla salute dell’ uomo, consentendo una diagnosi predittiva, veloce e accurata del danno pregresso, presente e futuro di eventuali e varie patologie maschili, che nello sperma trovano la chiave di lettura più esatta e senza possibilità di errore.

Al congresso europeo di Eshre, la società europea di riproduzione umana e di embriologia, è stato presentato un importante studio italiano che ha utilizzato solo ed esclusivamente il liquido spermatico per misurare l’ impatto dell’ inquinamento sulla salute maschile, e tale studio, pubblicato sulla rivista Environmental Toxicology and Pharmacology, rivela dati allarmanti ed inequivocabili sulla vitalità e fertilità del seme maschile di chi vive in aree gravemente inquinate come Taranto o la Terra dei Fuochi, a cavallo tra le province di Napoli e Caserta, comparato con quello chi abita in zone della stessa regione non considerate a rischio, dimostrando con dati di laboratorio l’ abisso evidente tra i due campioni di soggetti esaminati.

IL CONFRONTO
In questo lavoro infatti sono stati studiati 222 maschi, omogenei per età, indice di massa corporea e stile di vita, scelti tra non bevitori e non fumatori, e provenienti dalle due zone della Campania classificate appunto come “Terra dei Fuochi”, confrontate con quelle provenienti dalla zona del Sele, nel Salernitano, giudicata poco o nulla inquinata. Ebbene, mentre nel sangue di tutti i soggetti non è stato possibile dosare la presenza minima od evidente di metalli pesanti, nel loro seme è stato invece segnalato addirittura l’ accumulo di tali sostanze, in particolare di cromo, con riduzione o scomparsa degli enzimi antiossidanti, e con la maggioranza degli spermatozoi dimezzati per numero, mobilità e vitalità, danneggiati da stress ossidativi, con conseguente allungamento dei telomeri spermatici e lesioni accertate del loro Dna. L’ allarme inquinamento quindi questa volta arriva dagli andrologi e la ricerca in pratica ha svelato che nel seme maschile si può avere la misura esatta di quanto esso pesi sulla salute umana molto prima che i suoi effetti si manifestino nel sangue, incoronando quindi lo spermatozoo come il biomarcatore ideale per il monitoraggio ambientale e la vigilanza sanitaria delle aree considerate a rischio. Gli spermatozoi dei soggetti,che si sono sottoposti volontariamente al test e che abitano in tali zone, si sono rivelati con un indice di bassa fertilità e di conseguenza di bassa riproduttività rispetto al campione regionale, con un rischio calcolato di vulnerabilità parallela sulle nuove generazioni.

Che l’ inquinamento possa danneggiare la fertilità maschile era già noto, ma la novità è che oggi gli studi lo confermano in modo inequivocabile, e gli spermatozoi sono stati riconosciuti scientificamente come i migliori markers di esposizione ambientale, trasformando gli studi sullo sperma in un efficace strumento di monitoraggio, sorveglianza e prevenzione in aree a rischio.

IL PROGETTO
È nato così il progetto Ecofoodfertility che coinvolge diverse istituzioni ed università italiane ed europee, che lavora per indagare e misurare altri impatti ambientali sulla salute degli spermatozoi, un primo passa per individuare le zone ad alto rischio sanitario e soprattutto quanto l’ inquinamento impatti sulla salute di chi vi abita, inclusa quella riproduttiva. L’ obiettivo è quello di proteggere queste popolazioni con i farmaci antiossidanti per la salvaguardia della qualità del seme negli adolescenti, tra i quali è stato segnalato un vertiginoso aumento di infertilità.
Sono più di 50milioni le coppie dichiarate infertili nel mondo, e in Italia si fa ancora troppo poco per tutelare la fertilità sin da giovani, minata già da comportamenti che la danneggiano, come fumo, droghe ed eccesso di alcool, e gli scienziati lanciano l’ allarme sui mutamenti morfologici del contenuto del liquido seminale, il cui declino non si è mai arrestato, ricordando che gli spermatozoi, la cui fertilità si è ridotta del 60% negli ultimi 40anni, sono e restano comunque gli unici strumenti e protagonisti indispensabili della riproduzione, e quindi dell’ origine della vita.

di Melania Rizzoli

liberoquotidiano.it

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