Tumore al seno, il test che evita la chemioterapia

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La chemioterapia potrebbe essere evitata dalla maggior parte delle donne affette da cancro al seno in fase iniziale grazie a un test chiamato TAYLOR X poi provato su un universo di 10273 donne con risultati positivi. Ne parla oggi La Stampa:

Attraverso l’analisi dell’espressione di 21 geni, il test può discriminare tra le pazienti che hanno bisogno della chemioterapia e quelle che invece non ne trarrebbero alcun beneficio. Significa poter risparmiare a moltissime donne i pesanti effetti collaterali che un trattamento chemioterapico comporta, migliorando significativamente la loro qualità della vita. Il test infatti misura, con un punteggio da 1 a 100, il rischio di recidiva a 10 anni e individua quali pazienti possono trarre beneficio dalla chemio dopo esser stata sottoposte a intervento chirurgico.

Si effettua con una biopsia su un campione di tessuto: le donne con punteggio basso (0-10) dovrebbero ricevere solo ormonoterapia e quelle con punteggio alto (26-100) ormonoterapia più chemioterapia. Il nuovo protocollo di tratta mento proposto dai ricercatori americani potrebbe essere rivoluzionario. Prima di questo test c’era incertezza su quale fosse la giusta terapia per le donne con punteggio intermedio 11-25. E nel dubbio si sottoponevano tutte alla chemio.

via https://www.flickr.com/photos/justinlevy/16821526684

«Ora lo studio dà una risposta definitiva. La chemio può essere evitata nel 70% delle pazienti con cancro iniziale, limitandola a quel 30% per il quale porterà beneficio», spiega il responsabile dello studio Joseph Sparano dell’Albert Einstein Cancer Center di New York. «Infatti, in un periodo di follow-up dello studio di 7,5 anni – aggiunge – si è evidenziato che la sola ormonoterapia non era meno efficace della chemio più ormonoterapia, nelle pazienti con punteggio 11-25, in termini di sopravvivenza e ricomparsa della malattia».

Secondo gli autori della ricerca la chemio è dunque inutile nelle pazienti con un’età superiore ai 50 anni con punteggio 0-25 e nelle pazienti con meno di 50 anni con punteggio 0-15. In Italia, si tratterebbe di cambiare lo standard terapeutico a ben 3mila pazienti all’anno.

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