Il governo Renzi e il mistero dei Rolex scomparsi

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Sul Fatto Quotidiano di oggi torna d’attualità una vecchia storia: quella dei Rolex d’Arabia, rivelata all’epoca proprio dal giornale di Travaglio. Si parla dei famosi cronografi sauditi al centro della baruffa tra i componenti della delegazione di Palazzo Chigi in trasferta a Ryad nel novembre 2015 costata una figuraccia planetaria al governo di Matteo Renzi. Si tratta di tre Yacht Master da 15mila euro, altri cronografi da 4mila in sù, ma anche penne d’oro e gioielli finora ignoti. Le immagini pubblicate dal Fatto arrivano direttamente dalla cassaforte al secondo piano del palazzo di via della Mercede 96, presso il Dipartimento dei beni strumentali (Diprus) della Presidenza del Consiglio, dove restano in attesa di una valutazione e di una destinazione. Gli orologi sono infatti spariti per un anno e sono stati riconsegnati solo dopo le dimissioni di Renzi nel dicembre 2016:

Il 7 dicembre 2016 Renzi si dimette, cinque giorni dopo il suo capo scorta Serra va al Diprus e avvia le “operazioni di consegna dei doni ricevuti in occasione della visita istituzionale in Arabia Saudita in data 9 novembre 2015”. Le operazioni si concludono due settimane dopo, alla presenza di funzionari “in qualità di testimon ”, circostanza che rende ancora oggi impossibile stabilire se ci fosse “tutto”.

Il verbale di consegna certifica le bugie di Palazzo Chigi (quando, all’epoca, sosteneva che quei doni erano nella sua disponibilità, mentre erano stati recuperati alla spicciolata e affidati al capo scorta di Renzi) e allunga altre ombre: l ’elenco dei preziosi controfirmato da Serra e dai presenti precisa che“i suindicati doni erano destinati ai componenti della delegazione al seguito del presidente del Consiglio”.

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