“Costretti ad andare in Cina”

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La veneta Stiga messa in difficoltà dal decreto Dignità

Cosa accade se un’azienda fabbrica trattorini e tagliaerba tutto l’inverno e li vende d’estate? Che si avvale di lavoratori stagionali.

E cosa accade se il governo ha fatto della rigidità uno dei punti del decreto dignità? Che i lavoratori a «tempo» rischiano il posto di lavoro. E pure lo spostamento degli stabilimenti all’estero. È quello che sta accadendo nell’azienda Stiga di Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso. Un’azienda che dal 1934 produce trattorini rasaerba, motoseghe, robot e altro e che, visto il lavoro sottoposto alle regole della natura, si avvale di lavoratori stagionali. Ma a rischio non sono solo questi, in tutto 150, ma anche gli altri 400 in produzione. La stretta sui contratti a termine infatti renderebbe gli stabilimenti di questa azienda non più sostenibili, tanto da far pensare a un trasferimento in Cina o in Slovacchia dove ci sono già stabilimenti del gruppo. Produzioni queste caratterizzate da una forte stagionalità, dove l’80 per cento della produzione si concentra in cinque mesi. Per cui i 150 stagionali rischierebbero a settembre di saltare subito e gli altri 400 nel giro di poco.

«Ai 150 stagionali non possiamo rinnovare – spiega il vicepresidente e responsabile risorse umane Massimo Bottacin – e gli altri 400 sono a rischio medio termine». E di questi 400 infatti ce ne sono anche 180 assunti con un contratto a tempo indeterminato di tipo part time verticale, cioè assunti per un tot numero di mesi. «Contratto che – continua Bottacin – non siamo sicuri di garantire anche per gli altri. In più se ogni anno non posso avvalermi degli stessi stagionali e devo riprenderne altri 150, devo riformarli e accollarmi anche i costi di formazione. Questo rischia di costringerci a ricollocarci in Paesi dove questi problemi non ci sono. Il modello organizzativo quindi è in forte discussione. Tanto che avevamo sei milioni da investire e sono stati messi in stand by».

 

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