Parla la madre di Osama Bin Laden: “Un bravo ragazzo plagiato da altri”

loading...

Tra poco più di un mese il mondo tornerà a ricordare la data simbolo dell’11 settembre, a 17 anni dagli attacchi terroristici che colpirono il cuore degli Stati Uniti e diedero inizio a una caccia all’uomo senza precedenti, per catturare l’imputato numero uno della strage delle Torri Gemelle e di Washington DC Osama Bin Laden.

Mentre ci si prepara alla ricorrenza e si traccia un bilancio della lotta globale al terrorismo – che nel frattempo ha cambiato nome e obiettivi, ma non grado di violenza e disprezzo per la vita umana – la testata britannica The Guardian è riuscita nell’impresa di far parlare per la prima volta la madre di Osama Bin Laden, il nemico pubblico numero uno ricercato invano per anni in ogni angolo del globo e poi catturato in circostanze che restano ancora poco chiare.

La famiglia Bin Laden risiede oggi a Jedda, in Arabia Saudita, e resta uno dei clan più potenti e ricchi del regno guidato oggi dall’ambizioso principe ereditario Mohammed bin Salman, lo stesso che ha dato l’ok all’intervista.

A lungo l’ombra di Osama Bin Laden ha pesato sul Paese, insieme al fatto che ben 19 dei dirottatori provenivano da qui, due elementi sui quali hanno puntato le tante associazioni di familiari delle vittime dell’11 settembre per avviare cause civili contro il Regno saudita.

Oggi la versione ufficiale è che il Paese aveva sì dato i natali a Osama Bin Laden, ma al momento della sua “conversione” alla Jihad, l’aveva ripudiato ufficialmente.

Il resto è cronaca, ricostruzione storica più o meno attendibile, a cui oggi si aggiunge un nuovo tassello: il ritratto, privato e inedito, tracciato da una madre che ancora stenta ad ammettere le colpe del figlio.

“Era un ragazzo solido, molto bravo a scuola, gli piaceva studiare – racconta al giornalista britannico Alia Ghanem – (…) le persone all’Università lo hanno cambiato. È diventato un uomo diverso, a 20 anni gli hanno praticamente fatto il lavaggio del cervello. Si potrebbe definire un plagio. E avevano soldi per la loro causa. Io gli dicevo sempre di stare lontano da loro, ma lui non avrebbe mai ammesso quello che stava facendo”.

Poi Bin Laden è partito per l’Afghanistan, per combattere gli invasori russi, e per la famiglia, come pure per il paese d’origine, il suo attivismo ha avuto un ché di eroico: “All’inizio, eravamo molto orgogliosi di lui – continua la madre – Persino il governo saudita lo trattava in modo molto nobile e rispettoso. Ma poi Osama diventò il mujahid…”.

A bilanciare il ritratto parziale e indulgente della madre pensa Ahamad, fratello minore di Osama, che una volta rimasto solo con il giornalista Martin Chulow racconta la propria versione: “Sono passati 17 anni e lei continua a negare le responsabilità di Osama. Lo amava così tanto e si rifiuta di biasimarlo. Invece, incolpa quelli intorno a lui. Conosce solo il lato buono, il lato che tutti noi abbiamo visto. Ma non ha mai conosciuto il lato jihadista”.

Potrebbero interessarti anche...

loading...