L’ultima l’idea della sinistra: “Riconoscere la lingua rom”

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È stata presentata oggi una proposta di legge per il riconoscimento della minoranza linguistica storica dei rom e dei sinti italiani

Aumento delle pensioni minime? Difesa dei diritti dei lavoratori? No, per la sinistra italiana le nuove frontiere di consenso, si sa ormai da tempo, sono diventati l’accoglienza dei migranti, i diritti lgbt e da oggi anche la tutela della minoranza linguistica romanì.

Alla Camera è stata, infatti, presentata una proposta di legge con primo firmatario il deputato di Sel Gianni Melilla per chiedere il riconoscimento formale da parte dello Stato della lingua parlata dai rom e dai sinti che vivono nel nostro Paese e, di conseguenza, anche del suo patrimonio culturale. “La lingua-cultura romanì – si legge nella proposta di legge – non può esser considerata un dialetto della lingua nazionale, né può essere assimilata alle lingue-culture dei migranti, ossia delle nuove minoranze o delle minoranze di nuovo insediamento escluse dal modello italiano ed europeo dei diritti linguistici”. In estrema sintesi, i rom che vivono ormai da decenni in Italia e che, però, non si sono ancora del tutto integrati come conferma anche Nazzareno Guarnieri dell’Associazione Romanì Italia per il quale “non dipende tutto dalla politica, molto dipende anche da noi organizzazioni rom nel saperci mettere accanto alla politica e alle istituzioni”.

Ma l’idea del popolo rom di sentirsi estraneo rispetto a quello italiano è ben evidenziata anche da Bruno Morelli, artista rom che, nel corso del suo intervento, non fa mancare i soliti accenni di “vittimismo” tipici di questa etnia. “In Italia rom e sinti si trovano in una situazione sociale non più accettabile, in un limbo tra color che son sospesi senza regole che garantiscano la dignità umana. Attendiamo – dice Morelli – un atto di civiltà da questo governo che si promuove tanto progressista. Siamo da sempre un gruppo umano misconosciuto come etnia linguistica. Come nella Spagna del XV secolo ci avete tagliato la lingua”.

E ancora: “Di noi si può fare qualunque cosa perché privati dell’anima di un popolo, cioè la lingua. In questo Paese per noi esiste solo la repressione, la condanna, il rigetto. La colpa è il vuoto legislativo e produce razzismo. Se non ci riconosce lo Stato, tanto meno lo faranno i cittadini”. Ecco perché ora è scesa in campo Sel e il gruppo parlamentare di Sinistra Italia che, per voce del suo capogruppo, Arturo Scotto, si dice certa di poter portare a casa la legge.

“Parliamo di una comunità radicata nel nostro Paese da tanti anni – dice al giornale.it il capogruppo Scotto – e noi siamo chiamati a legiferare sulle grandi questioni sociali ed economiche, ma anche sulle questioni di società in un momento in cui l’Europa erge muri e mette fili spinati alle frontiere. Non dimentichiamoci, poi, che i rom che son venuti qui a presentare la legge sono cittadini italiani”. Peccato che, per l’integrazione linguistica di cittadini che sono già italiani, Sel abbia previsto di spendere un milione di euro all’anno…


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