Gli Alberi, questi sconosciuti!

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I monconi dei platani orribilmente mutilati a Pinetamare in queste settimane mi hanno spinto ad alcune considerazioni che vanno oltre la conseguente e scontata “condanna” del sindaco e dell’assessore di questo Comune, che avrebbero bisogno di capire che danneggiare così il patrimonio arboreo dei loro territori crea i presupposti per quel disastro climatico e ambientale, e quindi sanitario e sociale, di cui ci lamentiamo ogni giorno. Come se non fosse un qualcosa che dipende anche da Noi.

Il report del 7 ottobre dell’IPCC (ONU) non lascia ambiguità: se vogliamo limitare gli effetti dei cambiamenti climatici occorrono “cambi rapidi, di ampio respiro e senza precedenti, in tutti gli aspetti della societa’” nei prossimi 12 anni. Significa dopodomani, e il punto focale è la discussione sugli effetti della temperatura che aumenta di 1.5 gradi centigradi, in media, rispetto agli anni della rivoluzione industriale, trecento anni fa. In questo momento noi siamo già un grado in più e tutto lascia presagire che arriveremo anche a questi 1.5 gradi centigradi, appunto nel 2030 .

Ora, pare niente, ma se pensiamo che il pianeta cambia a ritmi mai visti prima, nei miliardi della sua esistenza, questo 1.5 gradi centigradi avra’ davvero impatti devastanti e mai visti prima. E’ tutto troppo veloce, impattante, grave, e la natura non avra’ tempo di riassestarsi senza che gran parte del nostro modo di vivere non venga stravolto. A nessuno credo sia sfuggito che quest’anno abbiamo avuto l’ennesimo record di temperature durante l’ estate o che per 2 anni siamo stati in una gravissima crisi idrica che, a Roma per esempio,ha di fatto svuotato il lago di Bracciano l’estate scorsa e che solo per un caso fortunato ci ha risparmiato quest’anno, colpendo però Europa del Nord e Grecia; o che che abbiamo avuto il record di uragani in Sudamerica e in Usa di cui uno ha costretto a un esodo biblico 2 milioni di persone da Miami, mentre un altro,un anno fa’, ha colpito addirittura l’Irlanda ,attraversando,per la prima volta per un ciclone tropicale , il Pacifico.

Pochi giorni fa’ nel mediterraneo si è formato il primo ciclone appunto “mediterraneo” davanti la Libia ,ha sfiorato la Sicilia,per andare a colpire il Peloponneso in Grecia. Il problema è che ognuno di Noi si sente impotente davanti a un disastro di questa portata e quindi tendiamo a “autoassolverci” demandando ad altri (politica ) il compito di prendere decisioni scomode.
Decisioni che la politica 2.0 (!?) non prende in quanto troppo “pesanti” da far accettare in termine di rinuncie a un opinione pubblica occidentale viziata dal capitalismo e dal consumismo, opinione pubblica che stroncherebbe immediatamente elettoralmente qualsiasi forza politica le dovesse adottare con la necessaria serietà. Esattamente come probabilmente ha fatto il nostro sindaco di Castel Volturno,che avrà assecondato i desideri sbagliati di qualche suo elettore quando hanno fatto decapitare quei platani.

La verità è che per cambiare quanto avviene dobbiamo cambiare Noi. Ognuno di noi nella propria vita,nelle proprie abitudini, spesso sbagliate e Noi possiamo fare tanto per invertire la tendenza. Possiamo fare tanto nel risparmio di acqua dolce ( spesso sprecata ), nell’uso di energia solare, nell’utilizzo abnorme delle auto private, ma sopratutto dobbiamo fare di più usando molto è meglio le uniche vere armi naturali che producono ossigeno e riducono l’inquinamento: gli alberi.

Veniamo quindi a Napoli e alla sua area metropolitana: abbiamo centinaia di ettari, pubblici, di terreno degradato, abbandonato, nella cintura metropolitana sotto forma di piazzole, giardini abbandonati ,aree dismesse. Bene ora immaginate di piantare lungo la cintura esterna circa 400 ettari di grandi alberi.
Parliamo, per essere chiari, di 4 milioni di alberi,forse anche 5. Piccole foreste i cui costi, tra l’altro, sono molto contenuti, dato che i terreni utilizzati sono agricoli e in gran parte abbandonati. Alessandro Angrilli, docente dell’Università di Padova dichiara testualmente:

“Interpretando i dati di un recente studio pubblicato su Pnas, il modello proposto, che ha lo scopo di assorbire lo smog proveniente dai centri urbani, è in grado di eliminare in un anno 3,19 grammi di ozono e 0,6 grammi di biossido di azoto per ogni metro quadro della chioma di un albero”.

Quindi, complessivamente, si stima che verrebbero eliminate 310 tonnellate di biossido d’azoto e 58 di ozono in 30 anni. Grandi alberi e spazi verdi, dunque, per rispondere a problemi di inquinamento atmosferico. Ma non solo, perché un ripensamento green dello spazio urbano potrebbe avere ricadute positive anche in termini di risparmio economico e di salute pubblica. Il quinto rapporto dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), cioè quello precedente a quello citato più su,sottolineo’ che le emissioni di gas serra stanno aumentando a un ritmo doppio rispetto a 10 anni fa e che la temperatura media è in salita, al punto che si prevede entro il 2100 un aumento dai 3,7 ai 4,8 gradi rispetto ai livelli pre-industriali. Da qui l’obiettivo: entro il 2050 di ridurre i gas serra dal 40 al 70% rispetto ai valori del 2010, e contenere, così, l’innalzamento della temperatura entro i due gradi.

Secondo gli studi condotti dall’American Forestry Association, un albero di circa 20 metri di altezza può assorbire ogni anno circa 1000 grammi di particolato.
Ecco allora che è facile comprendere quanto gli alberi siano importanti per preservare la nostra salute e per ridurre l’inquinamento.
A napoli qualche settimana fa’ abbiamo approvato una delibera sulle Green Belts ( barriere verdi), che appunto auspica la riforestazione citata: è una potenziale arma potente per attuare questo sogno e farlo diventare realtà .

Le Green Belts sono una realtà europea: nascono in Inghilterra ed in Galles, vennero emanate nel Planning Policy Guidance Note 2 Green Belts e dal 2003 esistono ben 14 aree di green belt in Inghilterra per un totale di più di 16.000 km rimboscati in aeree cittadine. L’architetto Boeri da qualche anno parla di un progetto per Milano, chiamato #FiumeVerde che mira a realizzare sul 90% dei sette scali abbandonati della ferrovia un sistema continuo di parchi, boschi, oasi, frutteti e giardini a uso pubblico – legati tra loro dai corridoi verdi e ciclabili realizzati sulle fasce di rispetto dei binari ferroviari,aggiungendo nel rimanente 10% si potranno costruire bordi urbani ad alta densità, in grado di ospitare le attività che oggi mancano nei quartieri di Milano:
soprattutto residenze e spazi di studio/laboratori per i giovani (young professional housing e student hotels), ma anche servizi culturali e di assistenza al cittadino (biblioteche, ambulatori, asili), oltre che edilizia sociale e di mercato.
Di fatto sono i corridoi verdi ( green belt) di cui parliamo. Napoli e la sua provincia,ferite dall’inquinamento e dai roghi dei rifiuti, DEVONO a mio avviso ribaltare dal basso la visione dell’uso del terreno dismesso:

Da potenziale discarica a bosco .

Da degrado -e causa di malattie anche gravi- a luogo piacevole, rilassante e produttore di ossigeno.

Dipende da Noi, da quanto ci crederemo.

Il nostro futuro soprattutto dipenderà sempre più dalla capacità della nostra società di capire rapidamente che queste sono le uniche strade per provare a evitare problemi davvero gravi ,che i cambiamenti climatici in atto ci portano e ci porteranno sempre più dentro le nostre vite. Diciamolo al sindaco di Castel Volturno (e non solo a Lui): quei platani mozzati non sono una sconfitta solo sua,ma quella di una comunità molto più larga.

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