Manovra, bocciatura Ue contesta il debito violato durante i governi del Pd

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (S) e il ministro degli Esteri Poalo Gentiloni durante l’informativa nell’Aula della Camera in vista del consiglio straordinario Ue dopo il naufragio, Roma, 22 aprile 2015. ANSA/ ETTORE FERRARI

La Commissione Ue ammette: nel 2016 e 2017 (governi Renzi e Gentiloni) concessa molta flessibilità per ragioni “politiche”

Jean Claude Juncker lo va ripetendo da tempo: “L’Italia è il Paese che più di tutti ha beneficiato della flessibilità”.

Dunque non ne può ottenere altra. E non può avere una “deviazione senza precedenti” come immaginata nella manovra varata dal governo gialloverde. Il fatto è che di quella “flessibilità” non ne ha beneficiato l’attuale governo italiano. Ma quelli precedenti, tradotto: Renzi e Gentinoli.

“Siamo stati molto gentili con l’Italia”, sostiene Juncker. Ed è un po’ vero. Più o meno 30 miliardi di euro. Nel 2016, infatti, come ricorda La Stampa, Bruxelles decise di non “calcare troppo la mano” con Roma sul controllo dei conti. Erano i tempi del referendum costituzionale voluto da Renzi e sostenuto da Bruxelles. Andò male, ma la flessibilità rimase. Anzi: raddoppiò. Perché l’anno successivo (con Gentiloni a Palazzo Chigi) non calcò la mano visto l’avvicinarsi delle elezioni politiche.

Il risultato finale è che il Pd ha perso entrambe le battaglie elettorali e i conti dell’Italia sono peggiorati. Secondo quanto scrive La Stampa nell’ultima riunione, i Commissari Ue avrebbero messo nero su bianco l’errore di aver “abusato” della flessibilità “per esempio quando si è trattato di stabilizzare una situazione politica”.

Fattori interessanti da valutare ora che, dopo la bocciatura della manovra e la controrisposta di Roma, si avvicina la procedura di infrazione. Anche perché l’Europa contesterà all’Italia lo sforamento del debito nel 2017. Ovvero quando a governare c’era Gentiloni e al ministero del tesoro un certo Pier Carlo Padoan. “L’Italia – si legge infatti nel rapporto della Commissione sul debito – non ha rispettato il parametro per la riduzione del debito né nel 2016 (scostamento del 5,9% del Pil) né nel 2017 (scostamento del 5,1% del Pil)”. I motivi per cui la procedura di infrazione non è stata aperta a suo tempo: innanzitutto, perché il governo decise di seguire il “percorso di aggiustamento verso l’obiettivo a breve termine”; il secondo, che questo venne calcolato tenendo in considerazione “la tolleranza concessa per gli eventi inconsueti” (ovvero emergenza migranti e terremoto).

La differenza oggi è che il governo gialloverde ha deciso di uscire da questo sentiero tracciato dalla Ue. E dunque da Bruxelles è scattata la reprimenda. Che però riguarderà comunque un debito troppo elevato ereditato dai governi Renzi e Gentiloni. ilgiornale.it

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