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Pensioni, chi può lasciare il lavoro nel 2019

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Il decreto, così ha annunciato il governo Conte, arriverà solo intorno al 10-12 gennaio, ma già oggi è possibile fare il punto della situazione a proposito di tutte le novità del 2019 sul fronte pensioni: da Quota 100 all’opzione donna, cerchiamo di sintetizzare chi potrà lasciare il lavoro nel corso del nuovo anno. 

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Quota 100

Quota 100 è la strada scelta dall’esecutivo per superare la legge Fornero. A chi sarà rivolta? Si tratta di una possibilità di anticipare la pensione con almeno 62 anni e almeno 38 di contributi. La manovra non contiene al momento i dettagli, ma contiene gli stanziamenti, ridotti dopo l’accordo con Bruxelles di svariati miliardi. La misura in pratica dovrebbe essere sperimentale, per 3 anni, e dal 2021 potrebbe (condizionale d’obbligo) essere sostituita da Quota 41, la possibilità cioè di uscire con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica. 

Rivalutazione pensioni 2019: aumenti, importi e tutte le tabelle

Ma come fare il calcolo per capire se si potrà andare in pensione con Quota 100? Semplice (in teoria): va fatta una somma tra età e contributi versati, ma vale nella sola combinazione 62+38. Per le altre combinazioni si dovrà con ogni probabilità andare ben oltre Quota 100, ed arrivare persino a Quota 104. Esempi: 63+38, 64+38, 65+38, 66+38. Per chi opta per Quota 100 niente cumulo fino al compimento dei 67 anni di età: ovvero, non potranno sommare alla pensione un reddito da lavoro superiore ai 5 mila euro annui. La pensione sarà percepita per più anni, ma il suo importo sarà ridotto non perché penalizzato ma come conseguenza dei minori contributi versati. I dipendenti privati che maturano i requisiti entro quest’anno potranno uscire il primo aprile 2019 (con una finestra di 3 mesi). Il termine per il raggiungimento dei requisiti viene invece spostato per gli statali al 31 marzo 2019: le uscite in questo caso si avranno a partire da ottobre (finestra di 6 mesi). Il governo stima in 350 mila gli aventi diritto a Quota 100 nel 2019 (di cui 160 mila statali). Si ritiene che solo l’85% farà domanda.

La Fornero non viene cancellata

La legge Fornero, è bene chiarirlo, non viene cancellata. Affatto. Chi non rientra nella Quota 100 va pensione con le vecchie regole. Quindi rimane tale e quale la pensione di vecchiaia a 67 anni con almeno 20 anni di contributi. Il requisito in tale situazione per la pensione anticipata non viene aggiornato alla speranza di vita, ma rimane fisso a 42 anni e 10 mesi, qualsiasi sia l’età anagrafica. In tal caso lo “sconto” di 5 mesi (nel 2019 il requisito doveva salire a 43 anni e 3 mesi) diventa di soli 2 mesi, perché l’esecutivo gialloverde introduce la finestra di 3 mesi tra la maturazione dei requisiti per la pensione e la sua effettiva erogazione.

Pensioni di cittadinanza

Cosa si intende con “pensioni di cittadinanza”, e perché se ne parla tanto? Anche qui la spiegazione è più semplice di quel che può apparire. Il M5s ha promesso di aumentare le pensioni minime e quelle di invalidità a 780 euro al mese (va segnalato che su questo punto specifico quasi tutti i partiti sono favorevoli e concordi).Ma le risorse sono minime, quindi non tutte le pensiono minime godranno di tale aumento. Dei 7,1 miliardi disponibili l’anno prossimo per l’ormai famoso (o famigerato, dipende dai punti di vista) reddito di cittadinanza, solo 900 milioni verrebbero destinati alle pensioni di cittadinanza. Impossibile pensare così di alzare a 3,2 milioni di pensionati al minimo l’assegno da 500 a 780 euro (non basterebbero miliardi), senza contare 1 milione di invalidi. Si porrà un limite con l’Isee, per ridurre il numero di beneficiarti, magari escludendo coloro che sono proprietari di una casa.

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Pensioni, chi rischia la beffa con quota 100

Ape sociale e Opzione donna

Ape sociale e Opzione donna sono state introdotte dal governo Gentiloni e saranno rinnovate per il solo 2019. Con l’Ape è possibile anticipare la pensione, senza alcuna penalizzazione, ma solo se si fa parte di categorie disagiate di lavoratori (disoccupati, malati o con parenti invalidi) o impiegati in professioni particolarmente pesanti. Per questi la pensione sarà possibile anche con soli 30 o 36 anni di contributi e 63 anni di età. Sempre scarso infine l’appeal della cosiddetta Opzione donna, che permette alle donne di andare in pensione con almeno 35 anni di contributi e 58 di età (dipendenti) o 59 (autonome), ma con un assegno penalizzato e ricalcolato con il metodo contributivo. 

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