La disperazione di chi perde il lavoro e la dignità

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In questi ultimi anni, spesso, succede che padri o madri di famiglia perdano il lavoro che gli permetteva di vivere dignitosamente e far vivere altrettanto dignitosamente i loro figli.
Cosa succede quando un adulto perde il lavoro?
Un uomo o una donna che hanno sempre lavorato, privati del loro diritto-dovere di farlo, si sentono delle nullità, perché il lavoro era l’unica cosa che li faceva sentire importanti per sé stessi e per la propria famiglia. Iniziano prontamente a cercare un nuovo lavoro, ma spesso succede che siano troppo grandi.
Si trovano catapultati in quella che è la dura e cruda realtà dei giovani d’oggi, ma che a differenza loro ancora non hanno responsabilità o figli da tirare su. Devono concorrere con persone più giovani e preparate di loro per la ricerca di un lavoro e, il più delle volte, non ne escono vincenti.
Ciò che fanno molti ex lavoratori è, inevitabilmente, reinventarsi: cercano in diversi campi, anche in quelli più faticosi o nei quali non abbiano mai maturato alcuna esperienza. C’è una parola che definisce tutto questo: disperazione.
La disperazione di un adulto senza lavoro e senza più dignità lo porterà ad accontentarsi di qualsiasi cosa gli consenta di non cadere nella rovina. C’è chi, in qualche modo, deve riuscire a pagare un mutuo o un affitto, fare la spesa, comprare il necessario ai propri figli. Non stiamo parlando di ventenni, che hanno un’energia diversa e che, all’inizio, potrebbero anche essere disposti a lavorare in nero, ma di persone che, oltretutto, devono essere legalmente inquadrate: un cinquantenne che deve pagare il mutuo di una casa, non può farlo con del denaro guadagnato lavorando in nero. Questo è un altro motivo per cui, purtroppo, la scelta non ricade su di loro.
Per non parlare delle madri di famiglia: in Italia, durante i colloqui di lavoro, viene ancora chiesto alle donne se abbiano, in un tempo ravvicinato o meno, intenzione di sposarsi e fare figli. Figuriamoci chi già ne ha: non viene neanche preso in considerazione.
Si chiede aiuto ad amici, parenti e conoscenti. Chiunque possa mettere una buona parola per aiutare nella ricerca del lavoro è bene accetto. Dignità sotto terra, ma “per la famiglia, questo ed altro”.
Ed i figli? Mettiamoci anche per un attimo nei loro panni. Figli, magari, adolescenti che, improvvisamente vedono i loro genitori in casa che non vanno più al lavoro, disperati e depressi. Molti abbandonano gli studi per trovare un lavoretto e dare una mano in casa, per “arrivare a fine mese”, ad altri non viene permesso di lavorare dal genitore stesso, che per loro vuole una vita migliore di quella che ha avuto lui: vuole che studino e che, quando un giorno si troveranno ad immettersi nel mondo del lavoro, sappiano distinguersi come ora non è in grado di fare lui, ed ottenere il lavoro che desiderano.
C’è chi decide di vendere tutto ciò che ha e partire verso immaginari paradisi fiscali: molti si trasferiscono nelle isole spagnole, per cercare qualcosa lì e cambiare vita, lasciando qui tutto ciò per cui hanno vissuto fino ad ora, e fingendosi anche felici di averlo fatto, come d’altra parte fanno i giovani laureati che si trasferiscono in un Paese che gli offre più possibilità lavorative. Fingono. Fingono tutti di stare bene, anzi di stare molto meglio.
In cuor loro, però, lo sanno che non è così e che darebbero tutto ciò che hanno, o meglio che non hanno più, per poter tornare nel loro Paese, poter lavorare e permettersi di vivere dignitosamente. Il problema è che, molte volte, non ci sia scelta.

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