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GIOCO: ISTITUTO FRIEDMAN, “LA SPESA DEGLI ITALIANI È 18,7 MLD NON 107, CRESCE L’ONLINE”

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Roma, 28 gennaio 2019 – “I dati (ancora parziali), circolati sulla rete in questo periodo sul gioco d’azzardo lecito in Italia nel 2018, non corrispondono al vero. La spesa degli italiani viene erroneamente interpretata, da alcuni organi d’informazione, a causa della confusione tra le somme investite in modo diretto dall’utente e quanto derivato dalle vincite, in seguito reinvestite.

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Infatti, la spesa netta dei giocatori ammonta a 18,7 miliardi di euro e non 107 miliardi, come comunicato sui media. Cifra molto distante dal reale volume del giocato perché quest’ultima si riferisce appunto alla somma del capitale iniziale insieme al denaro vinto e riutilizzato all’interno del circuto, anche virtualmente. Metà della raccolta arriva ancora dalle slot machine e dalle videolottery, seguite dai Gratta e Vinci e lotterie, scommesse, sportive e virtuali, anch’esse in costante crescita. Una spesa media giornaliera pro capite degli italiani nel gioco d’azzardo che può essere calcolata come la spesa di un caffè. Fornire il dato “gonfiato” equivale a più che quintuplicare il dato reale dando, e penalizzando, l’immagine delle imprese di settore, già tanto vessate dai luoghi comuni.

Il gioco lecito in Italia resta, infatti, il primo contribuente economico dello Stato, dando occupazione di oltre 100.000 persone. Si conferma però l’unico settore che viene tassato doppiamente, sia sui volumi giocati, i 107 miliardi (e non i 18,7 miliardi di spesa), che sugli utili della società. È necessario che, anche quest’anno, il nostro Istituto s’impegni a fornire una corretta informazione sull’industria del gioco nel nostro Paese, sostenendo il libero mercato, sempre più fortemente colpito da politiche proibizionistiche che favoriscono il mercato irregolare e la criminalità organizzata, appoggiando,

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da subito, la nostra sottoscrizione agli appelli delle Associazioni di categoria e la nostra disponibilità a partecipare ai Tavoli di lavoro proposti”. É quanto dichiara il direttore esecutivo dell’Istituto Milton Friedman, Alessandro Bertoldi.

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