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Scorta tolta a Sandro Ruotolo, “inchieste delicate di criminalità organizzata anche relativamente alle sue collusioni con apparati politici e istituzionali”

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Solidarietà, vicinanza, supporto. Il mondo del giornalismo e anche la politica interviene sul caso della revoca della scorta al giornalista Sandro Ruotolo.”Ho sentito poco fa Sandro Ruotolo. Inutile dire che ha tutta la mia stima ed apprezzamento per il suo lavoro di giornalista impegnato da decenni contro le mafie. Per il suo impegno è stato minacciato, perché sta sul campo e racconta il reale, senza giri di parole” scrive su Facebook Nicola Morra – senatore M5s e presidente della commissione bicamerale Antimafia – Si devono proteggere i giornalisti esposti. Sandro è uno di questi. Nel rispetto del lavoro delle istituzioni preposte, io sto con Sandro”.

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Si sono mossi anche la Federazione nazionale della stampa italiana e il Sindacato unitario giornalisti della Campania. In una lettera al presidente del consiglio Giuseppe Conte si chiede di rivedere la decisione. “Le segnaliamo l’improvvisa decisione levare la scorta a Sandro Ruotolo, coraggioso cronista sottoposto a vigilanza dopo le sue inchieste sulla camorra – scrivono il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti insieme con il segretario del Sugc Claudio Silvestri – Lei medesimo, di recente a Napoli, ha avuto modo di apprezzare il coraggio e l’autorevolezza professionale di Ruotolo e avrà modo di ribadire anche la sua contrarietà a questa decisione. Levargli la scorta sarebbe una scelta incomprensibile, pericolosa e lo metterebbe in condizione di non poter più proseguire nell’impegno di questi anni. Siamo certi che non mancherà di far sentire la sua voce a sostegno di questa battaglia di civiltà e di libertà”. Solo il 23 novembre scorso il premier aveva intervistato a Napoli il giornalista per discutere in pubblico di quanto sia difficile fare giornalismo libero, di inchiesta, sulle mafie e il malaffare, e dare un segnale di solidarietà del governo ai cronisti minacciati. Ruotolo, cui era stata assegnata una scorta armata (agente e auto non blindata) è stato minacciato dal boss del clan dei Casalesi Michele Zagaria. Intercettato in un colloquio in carcere nel 2014 aveva detto che avrebbe voluto ‘squartare vivo’ il professionista.

Anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris interviene: “Ho appreso la notizia relativa alla revoca della scorta al giornalista Sandro Ruotolo, mi auguro che sia subito smentita e se invece si tratta di una revoca già adottata mi auguro possa arrivare la revoca della revoca“. Nel definire il cronista, per anni inviato nei programmi di Michele Santoro, “coraggioso, libero, autonomo e indipendente” il primo cittadino ha sottolineato che “negli ultimi tempi si è occupato e si sta occupando sia di inchieste delicate di criminalità organizzata anche relativamente alle sue collusioni con apparati politici e istituzionali sia di inchieste sulla politica. Mi sembra un po’ strano – ha concluso il sindaco – che proprio in un momento di forte impegno professionale di Ruotolo, da parte dei vertici del Viminale venga meno il provvedimento di protezione personale“. Anche Erasmo Palazzotto di Sinistra Italiana/LeU, componente della commissione Antimafia è molto critico: “La decisione di togliere la scorta a Sandro Ruotolo è sbagliata. Da sempre impegnato con il suo lavoro a raccontare l’evoluzione del fenomeno mafioso Ruotolo non può essere lasciato solo dallo Stato. Questo è l’ennesimo caso di revoca della scorta a figure simbolo della lotta alle Mafie. Si sta lanciando un messaggio molto pericoloso. Presenterò nei prossimi giorni una interrogazione al Governo per far luce sui motivi di questa decisione”. Anche il deputato di Fi, Gianfranco Rotondi, protesta: “Se è vero che @matteosalvinimi ha tolto la scorta anche al giornalista antimafia Ruotolo allora non bisogna suonare un campanello di allarme ma una sirena. E la catena di comando del Viminale sorprende per accondiscendenza. Si scambiano le vite coi like”. “Le minacce di un boss come Michele Zagaria non hanno data di scadenza. Sarebbe bello se non ci fossero più pericoli per Sandro Ruotolo, ma non si può abbassare l’attenzione sui giornalisti minacciati senza avere certezze. La revoca decisa dal Viminale mi preoccupa molto. Chiederemo spiegazioni” afferma Pietro Grasso, senatore di Liberi e Uguali ex procuratore capo di Palermo.


“I giornalisti impegnati contro le #mafie devono essere sempre protetti. Nessun passo indietro, bisogna far sentire a Sandro #Ruotolo che lo Stato è con lui” scrive su Twitter la deputata del MoVimento 5 Stelle Vittoria Baldino. “Sandro #Ruotolo ha tutto il nostro supporto. Chi lotta ogni giorno contro la criminalità organizzata, deve essere protetto dallo Stato. Senza se e senza ma!” twitta la deputata del MoVimento 5 Stelle Stefania Ascari. “Tutta la mia stima e solidarietà a Sandro Ruotolo, giornalista che apprezziamo da sempre per la serietà del suo lavoro e impegno. Come ha detto oggi il presidente dell’Antimafia Morra, si devono proteggere i giornalisti esposti!” scrive su Twitter Giulia Sarti(M5s), presidente della Commissione Giustizia della Camera. È stato l’ex ministro della Giustizia, Andrea Orlando (Pd), a diffondere la notizia: “Hanno tolto la scorta a Sandro Ruotolo, giornalista da sempre impegnato in inchieste sulle mafie. E anche il giornalista che si è occupato della “Bestia”,il dispositivo propagandistico del ministro dell’interno. Casualità? Lo chiederò in Parlamento”.


Sono circa 600 in Italia le persone destinatarie di un servizio di scorta. Quasi la metà di coloro che usufruiscono di una forma di protezione sono magistrati, a seguire una settantina di esponenti politici nazionali e locali. A completare l’elenco delle categorie sottoposte a forme di tutela esponenti di governo, dirigenti della pubblica amministrazione, imprenditori, alti gradi militari, esponenti sindacali, religiosi e giornalisti (una ventina). Ad assicurare il dispositivo generale di protezione provvedono circa 3.000 appartenenti alle varie forze dell’ordine. Circa 200 milioni di euro il costo annuo. Ad assegnare le scorte, in presenza di un rischio concreto, è uno specifico ufficio del Viminale, l’Ucis, che modula i servizi di protezione attraverso livelli di vigilanza progressivi a seconda della valutazione del livello di rischio per il destinatario della tutela. L’Ucis (Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza) è istituito all’interno del Dipartimento della Pubblica sicurezza e ha compiti di “gestione complessiva dell’apparato di protezione attraverso la raccolta e l’analisi coordinata delle informazioni relative alle situazioni personali di rischio”.

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Nei mesi scorsi è stata revocata ogni forma di protezione all’ex pm della Trattativa Stato-mafia, Antonio Ingroia, e al capitano Ultimo, Sergio De Caprio, il carabiniere che catturò Totò Riina (De Caprio l’ha riottenuta solo grazie un ricorso al Tar). E quando il 18 gennaio scorso Salvini è stato ad Afragola per fronteggiare l’emergenza racket, dalla folla gli hanno urlato “elimina Saviano, toglili la scorta”. Lo scrittore, autore di Gomorra, in un tweet scrive: “Revocata la protezione a Sandro Ruotolo che ha fatto la storia del giornalismo d’inchiesta. Chi ha deciso ha tenuto conto della “lunga memoria” del clan dei casalesi? Sa che Michele Zagaria, che ha considerato Ruotolo suo nemico, non vuole collaborare con lo Stato e cova rancore?”.

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