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Parcheggiatori abusivi, svolta nel Decreto Sicurezza: ora possono finire in carcere

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Lo prevede infatti il dl Salvini. Tra le tante questioni affrontate nel decreto – scrive il Giornale – ce n’è una che era passata quasi inosservata. Chi passa le giornate a fare il parcheggiatore abusivo e a chiedere monetine in cambio di una indicazione su dove posteggiare l’auto, ora rischia di finire dietro le sbarre. Questa particolare (e illegale) attività non sarà più soltanto un illecito amministrativo (sanzionabile al massimo con un Daspo urbano), ma diventerà un fatto che cade nel penale. Quindi si rischia fino a un anno di detenzione nel caso si verifichino le condizioni previste dalla nuova normativa.

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Nel testo si legge infatti che “salvo che il fatto costituisca reato, coloro che esercitano senza autorizzazione, anche avvalendosi di altre persone, ovvero determinano altri ad esercitare senza autorizzazione l’attività di parcheggiatore o guardiamacchine sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 771 ad euro 3.101.

Nei mesi scorsi, rispetto l’attività si era espressa anche la Cassazione

Un parcheggiatore abusivo che chiede denaro a un automobilista per posteggiare in un’area pubblica dietro minacce di danni al veicolo infatti rischia la condanna per estorsione. A chiarire l’inquadramento del reato era stata la seconda sezione Penale della Corte di Cassazione con la sentenza numero 30365/18, depositata il 5 luglio, diffusa su Internet e commentata dal quotidiano di informazione giuridica dirittoegiustizia.it. Nel caso giudicato dagli Ermellini, un automobilista si era visto chiedere due euro da un abusivo all’interno del parcheggio dell’ospedale di Eboli.


Al rifiuto era seguito un alterco con minacce e la denuncia alle Forze dell’ordine. Gli avvocati del denunciato avevano tentato di far derubricare il reato a violenza privata. Al riguardo la Corte ha chiarito nella sentenza:

“non è configurabile il reato di violenza privata per la semplice ragione che il suddetto reato ha natura sussidiaria rispetto all’estorsione dalla quale si differenzia per l’assenza dell’ingiusto profitto che, invece, nel caso di specie, è configurabile (richiesta di una somma di denaro non dovuta)”.

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Al riguardo, la pubblicazione della Giuffrè editore, sottolinea: “In merito alla minaccia, riguardante i possibili pericoli per l’integrità della vettura in caso di mancato pagamento dei 2 euro, è stato considerato irrilevante il fatto che l’automobilista non si sia sentito intimidito: questo elemento non rende meno grave la condotta tenuta dal parcheggiatore”.

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