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Salvini vuole la crisi di governo per tornare con Berlusconi e difendere la ‘torta Tav’

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La posizione politica del leghista è sostenuta dal partito democratico, Forza Italia e Fratelli d’Italia

E’ battaglia politica nel governo. Salvini elettrizzato dalla proposta di Berlusconi di candidarlo a premier di una coalizione di destra è favorevole a bucare la montagna della Val di Susa per  realizzare l’ inutile Treno dell’Alta Velocità Torino-Lione e accreditarsi con i poteri forti e i circoli confindustriali interessati alla milionaria super-torta di appalti e subappalti. Il leader leghista non ha intenzione di fare passi indietro e su una ipotesi di crisi di governo per la Torino-Lione non ha dubbi: “Se qualcuno mi dice che non servono i treni, anch’io vado fino in fondo”- afferma Salvini.  La sfida a Luigi  Di Maio  è partita: “Vediamo chi tra me e Di Maio ha la testa più dura” e avverte “conto di continuare a fare il ministro con questa formazione a meno che i ‘no’ diventino i troppi”.  La posizione politica del leghista è molta vicina alla Con findustria, Associazione dei Costruttori ed è sostenuta dal Partito Democratico, Forza Italia, Fratelli d’Italia.  Immediata la replica del vice presidente del consiglio pentastellato. “Abbiamo solo chiesto la sospensione dei bandi per un`opera vecchia di 20 anni, lo abbiamo chiesto perché previsto dal contratto siglato tra M5S e Lega. E cosa fa Salvini? Oltre a forzare una violazione del contratto minaccia pure di far cadere il governo? Se ne assuma le responsabilità di fronte a milioni di italiani. Io questo lo considero un comportamento irresponsabile, proprio mentre siamo in chiusura su due misure fondamentali come il reddito di cittadinanza e quota 100. Dovrà spiegare il suo comportamento anche ai truffati dalle banche”. Di Maio in  una lunga lettera inviata ai parlamentari in precedenza si erano già  evidenziati , nero su bianco, i passaggi per fermare la Tav. Quali? Il primo è quello del blocco dei bandi, “da sospendere proprio perché stiamo ridiscutendo l’opera”. Come previsto dal contratto, tanto caro anche all’avvocato del popolo. La frizione con la Lega anche qui è massima, perché da Matteo Salvini ai governatori del Carroccio tutti puntano sul via ai capitolati per la linea ad alta velocità. Il secondo punto fermo è il passaggio parlamentare “per il no definitivo all’opera”, anche se il governo vuole approfondire il dato sui costi per l’Italia. Il tempo stringe, venerdì è arrivato e la l’accordo manca. In questo quadro, con il M5S si schiera anche Conte. “Ho espresso forti dubbi sulla convenienza di quest’opera. Non sono allo stato affatto convinto che questo progetto sia quello di cui l’Italia ha bisogno”, è la riflessione senza ambiguità. Di Maio non può che sorridere ed esultare: “Ringrazio il presidente Conte per le parole di responsabilità espresse sul progetto Tav. In ogni passo di questo Governo l’obiettivo è uno e sempre uno: l’interesse nazionale”. Alla riunione congiunta serale, non a caso, si respira serenità tra i parlamentari, con il numero del Mit, Danilo Toninelli, che evidenzia le parole di Conte, assicurando però che il governo non cadrà. Il messaggio finale firmato Di Maio è però affilato come una spada: “Non sono disposto a mettere in discussione il nostro no alla Tav“. Significative le dichiarazioni del senatore Gianluigi Paragone(M5S) parlando con i cronisti uscendo dalla Camera “Crisi governo? Salvini si prenderà eventualmente la briga di fare cadere il  governo per un’opera cosiddetta moderna che guarda caso la vuole Salvini, Berlusconi, Zingaretti. La maggioranza c’è l’hanno”. Possibilità via uscita? Se il governo pensa di andare avanti con un buco nella montagna possono scordarselo” – aggiunge Paragone – “Far cadere il governo del cambiamento sulla Tav? Il governo del cambiamento non fa entrare Draghi a palazzo Chigi. Ho saputo che Giorgetti ha ricevuto Draghi. Ha ricevuto Grilli. Poi magari mi smentirà. Se qualcuno va a Londra, a New York portato per mano da Saccomanni

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