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Gli accertamenti fiscali dell’Agenzia delle Entrate

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Il Reddito di cittadinanza – finalmente al traguardo col decreto approvato dal consiglio dei ministri di giovedì 17 gennaio – può arrivare al massimo a 780 euro per una persona singola, mentre un nucleo familiare può beneficiare di una cifra fino a 1330 euro al mese. Esistono però una serie di meccanismi che intervengono per effettuare correttamente il calcolo del sussidio a cui ogni richiedente ha diritto. Il sito delle piccole-medie imprese pmi.it li ha raccolti e ordinati.

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Come funziona il Reddito di cittadinanza
Il reddito di cittadinanza si compone di due elementi, un’integrazione al reddito e una parte destinata a coprire il costo dell’affitto (o del mutuo).

  • Per un single che vive in affitto, la prima parte può arrivare fino a 500 euro al mese (6mila euro annui), la seconda invece raggiunge i 280 euro (3360 euro annui).
  • Nel caso di un nucleo familiare bisogna moltiplicare le cifre per un coefficiente, che arriva fino a 2,1, e che dipende dalla composizione del nucleo. Il coefficiente aumenta di 0,4 punti per ogni componente maggiorenne e di 0,2 per ogni minorenne.

Importante: anche chi vive nella prima casa di proprietà può avere in parte la seconda componente di reddito, ma solo nel caso in cui stia ancora pagando il mutuo, e comunque nel limite di 150 euro al mese.

Esempi
In base alle regole riportate, di seguito una serie di esempi concreti:

  • Single. Può prendere fino a 780 euro al mese se vive in affitto oppure fino a 650 euro se paga il mutuo, perché ha diritto a 500 euro a titolo di integrazione al reddito e a 280 euro per pagare l’affitto oppure a 150 euro per coprire il mutuo.
  • Genitore con figlio minorenne. Il coefficiente da applicare è pari a 1,2, che porta l’integrazione al reddito a 600 euro. Quindi questo nucleo familiare può prendere fino a 880 euro se vive in affitto (perché aggiunge 280 euro), oppure fino a 750 euro se paga il mutuo (in questo caso, ai 600 euro somma i 150 di integrazione per il mutuo).
  • Genitore con figlio maggiorenne o coppia di maggiorenni. Il coefficiente è pari a 1.4, quindi l’integrazione al reddito può arrivare a 700 euro, e poi si aggiungono i 280 euro per l’affitto o i 150 per il mutuo. Nel primo caso, il reddito di cittadinanza arriverà a a 980 euro, nel secondo a 850 euro.
  • Genitore con due figli minorenni. Il coefficiente da applicare è 0,4 (0,2 moltiplicato per i due componenti minorenni). Di fatto, quindi, le cifre sono le stesse riportare nell’esempio superiore: integrazione al reddito fino a 700 euro, a cui si aggiungono la componente di affitto o di mutuo.

Il meccanismo dei quattro esempi sopra riportati si applica a tutte le possibili combinazioni di nucleo familiare. Come detto, il Rdc massimo può essere pari a 1330 euro, nel caso in cui si applichi il coefficiente più alto, pari a 2,1 (nel caso di un nucleo familiare composto da quattro maggiorenni, oppure da due maggiorenni e tre minorenni).

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Le cifre, va ricordato, riguardano il richiedente disoccupato senza entrate. In presenza di un reddito (che deve essere entro determinati paletti), il rdc sarà pari alla differenza fra la cifra a cui si ha diritto in base alle tabella sopra riportate e il reddito che il richiedente percepisce. Esempio: un single che vive in affitto ha diritto a un reddito di cittadinanza pari a 780 euro. Nel caso in cui abbia un reddito pari a 250 euro al mese, prenderà 530 euro (780 – 250), se invece incassa 300 euro al mese prenderà 480 euro di reddito di cittadinanza e così via. Lo stesso calcolo si applica a tutte le tipologie di nucleo familiare.

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