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Nicola Danti e i vantaggi di un’Europa unita

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Abbiamo intervistato Nicola Danti, europarlamentare uscente nelle file dei Socialisti e Democratici europei, e ricandidato alle prossime elezioni. Ci ha raccontato l’importanza di un’Europa unita: sia per poter viaggiare liberamente entro i suoi confini, sia per affrontare problemi quali immigrazione e riscaldamento globale. Perché chi pensa di poter gestire fenomeni del genere chiudendosi nei propri confini nazionali, dimostra scarsa lungimiranza e un pericoloso cinismo elettorale.

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Parlamento europeo
(foto dal web)
Parlamento europeo
(foto dal web)

Se dovesse spiegare a un ragazzo, alle sue prime elezioni europee, quali sono i motivi per dare fiducia all’Europa, cosa gli direbbe? 

Gli direi semplicemente quello che conosce già: cioè che l’Europa è casa sua e che è giusto decidere insieme come amministrarla. A questo servono le elezioni europee, a definire come vogliamo che sia la nostra casa comune nei prossimi anni. Ma come dicevo, per molti giovani non c’è bisogno di tante spiegazioni: per i 18enni di oggi viaggiare in Europa, avere in tasca la stessa moneta, non presentare documenti mentre si varca un confine sono gesti naturali. L’Europa per i giovani rappresenta una realtà da sempre, e anche una grande fonte di opportunità.

In un’Europa indebolita dall’ascesa dei sovranismi, su quali basi sono ipotizzabili gli Stati Uniti d’Europa?

Gli Stati Uniti d’Europa devono essere l’obiettivo finale di tutte le nostre politiche. Anche se oggi sembrano ai più una prospettiva lontana e utopistica. La battaglia per il futuro dell’Europa inizia adesso, con queste elezioni europee. È una battaglia che hanno voluto i sovranisti di varia natura e nazionalità, ma noi non possiamo rifiutarci di combatterla. La vinceremo noi, proprio se metteremo al centro delle nostre promesse il sogno coraggioso ma concreto degli Stati Uniti d’Europa. Per questo io sono a disposizione per battermi ancora e con tutte le mie energie.

Nicola Danti
(foto dal web)
Nicola Danti
(foto dal web)

La questione migranti é già da molto tempo vissuta solo come un’emergenza. Come creare una nuova visione del fenomeno, che si discosti dalle strumentalizzazioni elettorali e garantisca il rispetto della dignità umana?

Di fronte alla gestione del fenomeno migratorio l’Europa si è dimostrata incapace di fare fronte comune e di garantire una risposta forte ed efficace, questo è innegabile. Eppure, non possiamo accettare che venga fatta di tutta l’erba un fascio. Nel novembre 2017 il Parlamento europeo era finalmente riuscito ad approvare la riforma del Regolamento di Dublino, vera chiave di volta per costruire un sistema europeo di accoglienza più giusto e solidale. Ci riuscimmo, è bene precisarlo, ancora una volta senza i voti di Lega e Movimento 5 Stelle. Chiunque pensa di poter gestire un fenomeno epocale come le migrazioni rinchiudendosi nel proprio recinto nazionale dimostra scarsa lungimiranza politica prima ancora di uno smisurato cinismo elettorale.

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Dopo anni in cui sembrava che le nuove generazioni non si interessassero alla politica, ultimamente la questione ambientale ha coinvolto milioni di giovani. Come può l’Europa intercettare questo richiamo e farne un’urgenza?

Lo scorso 15 marzo ho aderito anch’io, a Firenze, allo sciopero per il clima promosso da Greta Thunberg e devo dire che ho visto in quell’occasione una piazza piena di speranza e di determinazione. Quella piazza però aveva bisogno di risposte concrete da parte della politica e credo che una prima risposta sia arrivata proprio dal Parlamento europeo un paio di settimane dopo, quando abbiamo approvato la proposta di abolizione di piatti, posate e cannucce di plastica monouso (che rappresentano metà dei rifiuti presenti oggi nel mare) a partire dal 2021. Un primo passo concreto per lasciare un pianeta migliore di quello che abbiamo trovato.

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