Sea Watch si è fermata, gli sbarchi no - Euroxweb

Sea Watch si è fermata, gli sbarchi no

La nave Sea Watch 3 resta a 15 miglia da Lampedusa. Non c’è modo di far prendere atto alla Ong tedesca Sea Watch che il Viminale ha vinto il braccio di ferro grazie al suo decreto sulla Sicurezza bis, che ha consentito di emettere il divieto di ingresso, transito e sosta alla nave in acque nazionali, e il successivo rigetto del Tar del Lazio del ricorso.

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E così attende un eventuale ingerenza esterna, che finora, però, nemmeno con l’intervento dell’Unhcr, che ha sollecitato l’Italia all’accoglienza, ha sortito cambiamento di sorta.

Lo stallo evidentemente non fa bene a nessuno, né all’Italia, che continua a subire pressioni a livello internazionale né agli stessi passeggeri, in tutto 43, che si trovano a bordo della nave. Nella notte tra venerdì e sabato, infatti, uno di loro è stato evacuato dalla guardia costiera a Lampedusa per il peggioramento delle condizioni di salute. Proprio l’altro giorno il medico di bordo aveva lanciato un appello per trovare un porto sicuro «ora» (ovvero l’Italia), sottolineando che «molti pazienti» hanno «dolori qui non curabili a causa delle torture». Mentre il ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha consigliato di guardare altrove per l’autorizzazione allo sbarco.

Intanto sono state avviate le operazioni di polizia giudiziaria per l’identificazione degli ultimi 100 immigrati arrivati venerdì all’alba a Lampedusa, 81 dei quali a bordo di un barcone che era stato sganciato dalla nave madre, un peschereccio, che lo aveva a traino. Il peschereccio, che è stato bloccato dalla Guardia di finanza e sequestrato in acque internazionali, è arrivato ieri a Licata. Grazie anche alle immagini del trasbordo dei migranti dalla nave madre al barcone, immortalate da un velivolo messo a disposizione da Frontex, la squadra mobile di Agrigento ha individuato lo scafista al comando del natante e il suo braccio destro che, grazie a un Gps, gli indicava la rotta. Sono due tunisini, accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e rinchiusi nel carcere di Agrigento.

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Mentre il caso Sea Watch dovrà dipanarsi a livello europeo e, si auspica, anche i potenziali futuri interventi in mare delle Ong, che puntualmente si dirigono verso le coste italiane per lo sbarco, l’Italia continua a essere sotto attacco da parte degli sbarchi autonomi. Tra piccole imbarcazioni che giungono sulle spiagge eludendo i controlli in mare, e che rappresentano i più pericolosi sbarchi visto che i passeggeri si disperdono sul territorio bypassando i controlli sanitari e di identificazione, e il vecchio metodo, mai dismesso, delle navi madri che sganciano in mare piccole imbarcazioni, l’Italia deve trovare un modo per fermare gli ingressi irregolari che, pure, stando ai dati del Viminale, sono in calo. Non solo gli sbarchi autorizzati, ma anche quelli fantasma o autonomi che finora hanno portato all’individuazione al Sud di 815 persone rispetto alle 930 del 2018.

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