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Sto sulla Luna… Renzi rievoca le gesta dell’Apollo 11. E sembra che l’impresa l’abbia fatta il Pd

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«La conquista della Luna, il “piccolo passo per l’uomo, grande passo per l’umanità” segna una svolta nella storia dell’uomo. E forse è persino normale che ci sia anche nel nostro Paese chi ancora crede al complotto: gli uomini si dividono tra quelli capaci di provarci, di rischiare, di emozionarsi e quelli che vedono complotti ovunque per giustificare la propria mediocrità». Ma chi è che parla? Uno stretto parente di Neil Armstrong, strapazzato in questo 50esimo anniversario dello storico “sbarco” dai crudeli negazionisti dell’Allunaggio? Un luminare delle scienze pronto a incrociare le spade contro i campioni terrapiattisti? No. È “solo” Matteo Renzi.L’ex premier, ex rottamatore, ex leader dem, ex sindaco di Firenze in questa calda giornata di luglio affida a un lungo post su Facebook le sue “originalissime” considerazioni sulla conquista della Luna in un crescendo di pathos incontrollato. Il risultato è macchiettistico, anche perché, il Matteo dei miracoli, posseduto dal sacro furore del pionierie, dalla sete di Ulisse per la conoscenza, non resiste a infilarci dentro un po’ di sana polemica politica. Giusto una manciata, quanto basta. Come il sale.

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«Anche se diventano membri del governo, i negazionisti questo rimangono: uomini mediocri incattiviti dal risentimento», scrive. Ma con chi c’è l’ha? Con gli odiati grillini che non hanno festeggiato a dovere l’epica impresa dell’americano omonimo del grande jazzista? Con quei beceri dei leghisti che  non hanno rievocato le gesta dell’Apollo 11? Più probabilmente con il fuor d’opera del sottosegretario pentastellato Carlo Sibila che osa ancora dubitare della veridicità dell’impresa al quale già Salvini ha risposto chiudendo la partita (“50 anni fa l’Uomo sbarcava sulla Luna, che spettacolo! Anche se qualcuno sostiene non essere mai avvenuto… Buon sabato Amici!”, scrive su Fb il leader leghista). Ma un po’ di polemica spicciola contro gli avversari non giustifica tanta enfasi.

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«La conquista della Luna – insiste Renzi che all’epoca doveva ancora nascere – è una pagina di storia, timore e bellezza. E la vittoria dell’uomo contro i suoi limiti. È il successo americano sognato da Kennedy all’inizio degli anni 60, dopo aver subito una cocente sconfitta dai russi: ogni trionfo comincia con una caduta. È l’ansia del mondo intero incollato alla tv per seguire istante dopo istante lo sbarco, mentre alla Casa Bianca Nixon ha sul tavolo già pronti il discorso per parlare alla nazione in caso di disastro e “celebrare gli eroi scomparsi». Dopo quel giorno di 50 anni fa – conclude Renzi –  niente sarà più come prima, nemmeno l’emozione davanti alla poesia di Leopardi o una notte alle stelle con gli amici. Perché la luna conquistata diventa il simbolo di ciò che l’uomo può fare. E di ciò che un Paese ha la forza di sognare. Perché senza capacità di sognare, e senza la voglia di realizzare i propri sogni, un Paese lentamente muore». Tranquillo Matteo, una bella doccia, uno spritz o una telefonatina con Maria Elena e tutto passa.

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