I trucchetti dei grillini per farsi togliere le multe

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Due assessori e il presidente del consiglio comunale di Parma, tutti del M5s sono stati multati per aver posteggiato le loro auto in luogo dove non avevano il permesso. Ora però non voglion pagare e si appellano alla “buona fede”

Dopo aver raddrizzato il bilancio della città di Parma, i pentastellati grillini hanno deciso che si meritavano un premio: non pagare le multe prese per divieto di sosta.

Protagonisti della vicenda due assessori del Movimento 5 stelle della giunta di Federico Pizzarotti e addirittura il presidente del Consiglio comunale.

Filippo Greci, presidente del Movimento nuovi consumatori, mostra a Libero i documenti che incastrerebbero i 3 furbetti. Nei fogli sarebbe presente la proposta di archiviazione delle tre multe prese dal vicesindanco Nicoletta Paci, l’assessore al Bilancio Marco Ferretti e il presidente del consiglio comunale Marco Vagnozzi. Ma cosa hanno fatto per meritarsi la contravvenzione? Semplice, hanno posteggiato le loro auto in un cortile attiguo al Palazzo municipale di proprietà pubblica, ma da anni, si legge su Libero, “interclusa dapprima con una sbarra e successivamente con un colonnotto manovrato con il telecomando“.

Coloro che hanno il permesso di parcheggiare in quella zona sono muniti di un apposito contrassegno. I grillini non esponevano nessun permesso sulle loro auto, però avevano sicuramente un buon motivo. Infatti hanno voluto scrivere al capo della polizia municipale: “Poichè le motivazioni addotte dai soggettti sanzionati e i comportamenti dei medesemi possono essere ricondotti all’elemento psicologico della buona fede non colposa si propone l’archiaviazione (…)“. Il viceprefetto ha firmato il nullaosta. Greci ci scehrza su: “L’assessore Ferretti era quello che diceva che le multe vanno sempre pagate“. Insomma nella città in cui i 5 stelle hanno seminato autovelox che hanno prodotto 300mila contravvenzioni per una popolazione di 176 mila abitanti e con un incasso nel 2013 di 12 milioni di euro, questi non vogliono pagarle, appellandosi tra l’altro alla “buona fede“.

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