Meloni a Bologna: «Alfano contrario alle unioni gay? Allora si dimetta»

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Il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, con il consigliere comunale Felice Caracciolo, durante la conferenza stampa indetta da Fdi-An Bologna, in vista della campagna elettorale, Bologna, 15 febbraio 2016. ANSA/ GIORGIO BENVENUTI«Noi abbiamo rilanciato le primarie, siamo favorevoli alle primarie in tutte le grandi città nelle quali si vota. Gli alleati su questo non sono d’accordo e noi stiamo privilegiando l’unità della coalizione». Giorgia Meloni a Bologna in vista della prossima campagna elettorale per le amministrative (e per ufficializzare la presentazione del primo consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Felice Caracciolo)  alla domanda dei giornalisti che le chiedevano quale fosse il suo pensiero sull’opportunità di scegliere i candidati del centrodestra per le prossime amministrative con le primarie, ha ribadito che la divergenza con gli alleati non è sufficiente a «spaccare la coalizione». L’obiettivo che ci siamo dati in queste amministrative, ha detto, «è andare compatti». La leader di Fratelli d’Italia  si è detta anche fermanente convinta che «queste elezioni amministrative siano un test importante anche per le politiche, checché ne dica Renzi» e il fatto  che il premier  abbia «spostato l’attenzione sul referendum significa che non è sicuro del risultato delle amministrative». Poi ha anche attaccato il ministro dell’Interno Alfano  sulla legge  sulle unioni civili in discussione al Senato: «Ho sentito Alfano dire che se la legge dovesse passare, una legge del suo governo, lui promuoverà un referendum. In altre nazioni quando un ministro così importante non è d’accordo su una questione così centrale si dimette dal governo. L’ha fatto un ministro di Hollande in Francia sull’immigrazione. Le persone che credono ancora in qualcosa fanno così».

Meloni: la riserva sul candidato sindaco non è stata ancora sciolta

Sul candidato del centrodestra per le prossime elezioni amministrative a Bologna, la Meloni ha poi puntualizzato: «Non si è ancora sciolta la riserva. Contiamo entro la fine di questa settimana di avere un incontro definitivo sulle grandi città sulle quali ancora bisogna trovare una quadratura del cerchio». E ancora: «Bologna è una città ben messa da questo punto di vista ci sono sul campo due ipotesi entrambe ottime, quella di Lucia Borgonzoni e quella di Galeazzo Bignami. FdI non è direttamente interessata perché nessuno dei due è del nostro movimento, ma ci vanno bene entrambi». Quanto a possibile preferenze tra i due, infatti la leader di FdI ha ricordato i trascorsi nella destra italiana con Bignami, «è una persona con cui sono cresciuta, ma se FI non ha interesse per prima a difendere un suo rappresentante, non saremo noi a imporci. Va benissimo anche Lucia Borgonzoni, persona molto combattiva, capace, l’ho incontrata in diversi dibattiti televisivi».

L’attacco a Renzi sui marò

Durante la conferenza stampa, Meloni ha anche ricordato che sono passati esattamente quattro anni dall’inizio della vicenda dei due fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. I due marò sono stati, infatti, arrestati il 15 febbraio del 2012 al largo della costa del Kerala, stato dell’India sud occidentale e da allora la vicenda è ancora in alto mare. «Voglio dire a Matteo Renzi – ha detto la leader di Fratelli d’Italia – che è volato a New York per vedere la finale degli Us Open, che è andato alla borsa di Milano a vedere la Ferrari che veniva quotata, che si fa il giro del mondo quando c’è da fare una fotografia su qualcuno che vince qualcosa che se si muovesse e arrivasse in India e si spendesse su questi due militari probabilmente una volta tanto farebbe un viaggio utile». Meloni ha affermato che questa è una vicenda che non si è “voluto seguire”. «Sin dall’inizio l’Italia, grazie a tre governi che purtroppo non erano espressione dei cittadini italiani e quindi non potevano difendere i diritti dei cittadini italiani, ha pensato che fosse una vicenda secondaria. Lo abbiamo denunciato dall’inizio e i risultati dimostrano che avevamo ragione». Per Meloni, «una nazione che non difende i suoi soldati espone i suoi soldati a un rischio enorme».

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