Le balle di Renzi sulle tasse: dai debiti all’aumento dell’Iva

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1447425180-renzi-vallettaRenzi si vanta di aver diminuito le tasse. Ma tace sulle clausole di salvaguardia: se non trova 15 miliardi, aumenterà l’Iva. E deve ancora pagare alle imprese debiti per 70 miliardi

“Ora le tasse vanno giù, prima andavano su”. Le balle di Matteo Renzi sulle tasse si infrangono contro la realtà. Perché, come fa notare la Cgia di Mestre, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan dovrà trovare 15 miliardi di euro entro fine anno per evitare l’aumento dell’Iva.

Le clausole di salvaguardia rischiano, infatti, di azzerare il minimo calo della pressione fiscale che va attribuito soprattutto alla riduzione delle imposte sugli immobili.

“Non parla del disastro banche, non parla della Commissione parlamentare d’inchiesta cui lui stesso aveva aderito dopo la nostra proposta, non parla della crisi finanziaria e dei mercati, non parla dello scandalo del ‘ci facciamo una bancà, vale a dire della riforma del credito cooperativo, non parla della crisi economica, non parla del debito che è aumentato, non parla della manovra correttiva che pende sulla testa degli italiani, non parla del fatto che in Europa non tocca palla. Ma dove vive Renzi? Tra le nuvole?”. Il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, smonta punto per punto la propaganda di Renzi. Perché, quanto detto nella newsletter Enews, è una colossale balla montata ad arte. “Tutti convinti che abbiamo fatto bene ad abbassare le tasse – si vanta il premier – ma ciascuno ha la sua personale classifica di quelle che andavano tagliate e quelle che invece andavano mantenute”. E ancora: “Rispetto al passato si è cambiato marcia: ora le tasse vanno giù, prima andavano su”. Secondo i dati della Cgia di Mestre, se nel 2014 l’incidenza di imposte, tasse, tributi e contribuiti previdenziali sul pil si è attestata al 43,2%, per l’anno in corso dovrebbe scendere al 43,7%.

Per evitare una nuova stangata, Renzi dovrà trovare 15,1 miliardi di euro per “sterilizzare” la clausola di salvaguardia introdotta con la legge di Stabilità 2015, altrimenti dal 2017 subiremo un forte incremento dell’Iva. “Nel 2016 – sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – il fisco concederà una tregua. Tuttavia, il carico fiscale rischia di tornare a crescere nelle regioni in disavanzo sanitario che, per sanare i conti, potrebbero essere tentate ad aumentare la tassazione locale”. In attesa della riduzione dell’Ires dal 2017 e nella speranza che il Governo mantenga la promessa di ridurre l’Irpef dal 2018 per l’anno in corso le famiglie beneficeranno, in particolar modo, dell’abolizione della Tasi sulla prima casa, mentre le attività produttive potranno usufruire della cancellazione dell’Imu sugli imbullonati e sui terreni agricoli. Tra le misure a sostegno delle imprese introdotte con la legge di Stabilità appena entrata in vigore, spicca il superammortamento al 140%. Grazie a questa misura, le imprese che investiranno in beni strumentali avranno la possibilità di disporre di una riduzione di imposta di 580 milioni.

Il problema della liquidità alle imprese coinvolge anche un’altra questione rimasta, nonostante gli annunci di Renzi, ancora irrisolta. Secondo le stime della Banca d’Italia sono 70 i miliardi di debito che la nostra Pubblica amministrazione deve alle imprese fornitrici. “Una cifra imponente che fatica a diminuire – denuncia il segretario della Cgia Renato Mason – la Pubblica amministrazione continua a liquidare le fatture con forte ritardo rispetto a quanto previsto dalla Direttiva europea introdotta nel 2013, che ha imposto alle aziende pubbliche il saldo fattura entro 30-60 giorni”.

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