Referendum, la ministra Maria Elena Boschi: “Chi propone No non rispetta il lavoro del Parlamento”

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lo debole/bianchi Livorno 24-07-2016 pol spazio dibattiti Festa dell'Unità incontro con Maria Elena Boschi nella foto: Maria Elena Boschi Lo debole/bianchi Livorno 24-07-2016 Festa dell'Unità Minister Maria Elena Boschi meet the people to talk about referendum in the pic: Maria Elena Boschi

“Abbiamo trascorso nottate a discutere modifiche come quella sulla dichiarazione dello stato di guerra. I parlamentari hanno votato 120 modifiche rispetto al testo approvato dal governo. Ora con il referendum questa scelta del Parlamento può essere confermata o meno dai cittadini. Nel nostro caso, a differenza del Regno Unito, il sì o no è decisivo. Siamo tutti noi a dire sì o no al cambiamento che stiamo proponendo al Paese”

 Ammette che la riforma non è perfetta, ma aggiunge di essere rincuorata dal fatto che anche la Costituzione fu criticata. E poi la ministra per le Riforme Maria Elena Boschi, a un convegno a Roma per il Sì al referendum costituzionale, tira una bordata. “Abbiamo scelto di rispettare in toto la procedura prevista dall’articolo 138 della Costituzione per modificarla. Questo ha significato scegliere la strada più dura, un impegno notevole. Ma ora è un elemento di forza anche rispetto a chi propone di votare Nobuttando via due anni di lavoro e ricominciare daccapo immaginando che ci sia una maggioranza per una riforma diversa. Ma questo vuol dire non rispettare il lavoro che il Parlamento ha fatto: sei votazioni con maggioranze che hanno sfiorato il 60%. Un dibattito vero”. In principio nel mirino della ministra ci furono i partigiani: “Quelli veri voteranno sì” disse nonostante l’Anpi avesse fatto sapere di essere per il No. Oggi ci finiscono tutti quelli che la pensano diversamente.

 

La ministra spiega l’impegno profuso (anche se la legge “appare oscura”), sottolinea l’importanza del voto e mostra anche lo spauracchio della Brexit: “Abbiamo trascorso nottate a discutere modifiche come quella sulla dichiarazione dello stato di guerra. I parlamentari hanno votato 120 modifiche rispetto al testo approvato dal governo. Ora con il referendum questa scelta del Parlamento può essere confermata o meno dai cittadini. Nel nostro caso, a differenza del Regno Unito, il sì o no è decisivo. Siamo tutti noi a dire sì o no al cambiamento che stiamo proponendo al Paese”.

Poi arriva l’auspicio: “Mi auguro che nel 2026 non si debba discutere dell’ennesima riforma che non è andata a buon fine. Auguriamoci che nel 2026 non ci siano gli stessi che negli ultimi decenni hanno spiegato come si fanno le riforme senza mai riuscirci, a dirci che in sei mesi si può fare una riforma. Auguriamoci che non accada. Bisogna considerare il referendum unvoto per il futuro del Paese: non per i prossimi sei mesi ma per i prossimi trent’anni – sottolinea Boschi – e quindi non si deve votare sulla simpatia del governo ma sulla democrazia. Avere di fronte a noi i prossimi trent’anni. Fondamentale – aggiunge – è la consapevolezza del contenuto della riforma da parte dei cittadini e la loro conoscenza di quale sarà la scelta che saranno chiamati a compiere con il referendum”.

Riflessioni che la ministra ripete da settimane senza tregua. Finendo anche vittima dei social e delle polemiche: solo qualche settimana fa era stata presa di mira su Twitter per la frase “Votare sì per un’Italia più forte” e a maggio era stata messa in difficoltà da uno studente che le aveva rivolto domande specifiche e puntuali. Anche perché la ministra discetta, invita e spiega ma non sempre risponde alle domande sulla riforma del governo.

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