Isis si fa beffa degli Usa ed entra nella loro base Guarda il video

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IsisNon bisognava essere dei geni per comprendere che, dietro al cambio di nome di Jabhat Al Nusra in Jabhat Fateh al-Sham, ci fosse solamente un nuovo brand per un contenuto vecchio come il cucco: Al Qaida. Come ha scritto Alberto Negri su Il Sole 24 Ore del 30 luglio scorso: si tratta di “una mossa tattica ispirata dagli sponsor sauditi e turchi, su pressione americana, per riciclare i jihadisti anti-Assad (Isis compresi) da usare anche in chiave anti-iraniana. Ancora un po’ di pazienza: tra coltellate e sparatorie avremo pure qui i jihadisti ‘buoni’, basta sapere aspettare”.

Ecco, forse non abbiamo neppure bisogno di aspettare. Le truppe di Bashar Al Assad stanno per liberare Aleppo. Da più una settimana premono per liberare i quartieri, ma i ribelli, gran parte di questi dichiaratamente jihadisti. Per il “regime”, prendere questa città significherebbe stroncare la rivolta che dal 2011 tormenta la Siria e, soprattutto, mandare all’aria i progetti nella regione di Usa, Turchia, Qatar e Arabia Saudita.

La presa di Aleppo però è stata rimandata. Almeno per il momento. I ribelli continuano a lanciare offensive contro le truppe di Assad, anche perché hanno ricevuto armi e munizioni dai loro sponsor, ovvero i già citati Usa, Turchia, Qatar e Arabia Saudita.

Se n’è accorto anche il Financial Times, che ha raccolto le testimonianze di attivisti e combattenti: “Abbiamo visto decine di camion oltrepassare il confine tra Turchia e Siria per portare armi e artiglieria. Non stiamo parlando di semplici munizioni e pistole”. Due ribelli, sentiti dal quotidiano inglese e che vogliono rimanere anonimi per motivi di sicurezza, hanno parlato di grandi quantità di soldi provenienti da Arabia Saudita e Qatar.

Anzi, i pochi ribelli non islamisti che sono ancora presenti in Siria hanno accusato gli Usa di aver chiuso un occhio nei confronti della partecipazione di Jabhat Fateh al-Sham (ovvero Al Qaida) all’offensiva di Aleppo. Ma, si sa: il nemico del mio nemico è mio amico. Anche quando è un qaidista. Un analista vicino a ufficiali del Golfo si spinge ancora più in là e afferma che, forse, i jihadisti di Jabhat Fateh al-Sham hanno ricevuto un solido addestramento o dai Paesi del Golfo oppure dalla Turchia, che, a quanto pare, continua a giocare col fuoco.

E proprio in queste ore il sedicente Stato islamico ha diffuso un video che mostra l’addestramento che i soldati americani e inglesi forniscono ai ribelli del Nuovo Esercito Sirianonei campi in Giordania. Si vedono armi, si vedono volti e ambienti riconoscibili. Ma quel che colpisce di più di questo video è che, evidentemente, è stato girato da qualcuno che si trovava nella base in Giordania, che forse era pure stato addestrato da americani e inglesi. E che evidentemente faceva il doppio gioco. Ma c’è di più. In un articolo ormairimosso dal New York Times, Dennis B. Ross – coordinatore per il Medio Oriente per Bill Clinton, poi  Director of Policy Planning per George W. Bush e consigliere per Hillary Clinton per il Golfo Persico e l’Asia sud-occidentale – invitava a bombardare Assad piuttosto che Isis.

Gli Usa, ora, pur di eliminare Assad, stanno armando dei terroristi. Anzi: lo fanno ormai da venticinque anni: da quando decisero di allearsi ai mujaheddin afghani per combattere contro l’Urss. Lo abbiamo visto poi più recentemente con le primavere arabe e, soprattutto, in Libia e in Siria. Davanti a un bivio, gli Usa hanno sempre scelto la strada che li avrebbe gettati nelle mani dei jihadisti. Cui prodest?

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